Categories: TIVOLI/2024

Tra un anno si vota. Here we go o meglio, ci risiamo

Quando mi è stato chiesto di scrivere una riflessione sulla Tivoli che vorrei, la Tivoli che vorrei dopo le prossime elezioni, sinceramente non sapevo da dove iniziare.
Perciò mi atterrò a solo ciò che è di mia competenza: i bisogni umani.
In quanto giovane psicoterapeuta, se penso alla mia comunità, quella Tiburtina, quella a cui sono volutamente tornato dopo dieci anni di vita a Roma, penso al suo inespresso potenziale comunitario.
La nostra città ha un potenziale enorme, lo sappiamo bene. Pensiamo solo al Patrimonio artistico: ribadirlo è ridondante quanto necessario.
Ci sono città al mondo che sognano di avere il patrimonio culturale e archeologico di Tivoli, eppure riescono a incentrare le loro intere economie attorno a quei pochi beni che hanno a disposizione.
Questa capitalizzazione dei profitti legati al bene pubblico avviene poiché lo spirito comunitario è forte ed è centrato sulle esigenze dei cittadini e sui loro bisogni. I cittadini sentono di appartenere a qualcosa, si battono per esso. Se penso alla nostra comunità, riconosco lo spirito fiero che la caratterizza: è fiero, è orgoglioso, è incredibilmente tiburtino.
Eppure, c’è qualcosa che non funziona nei processi di comunicazione tra cittadini e rappresentanti. Il Palazzo è ancora incentrato sui vecchi sistemi in cui la comunicazione è di tipo verticale e chiusa e non circolare e aperta.
Un esempio scemo? Le strisce blu: sono ovunque, sono state decise dall’alto e senza confronto, dipinte e pronte a far volare migliaia di multe in una città in cui il parcheggio scarseggia in ogni dove e il tasso di disoccupazione giovanile è al 40% e le famiglie, come gran parte delle famiglie italiane, faticano. E se hai parcheggiato e mentre fai il biglietto prendi la multa, amen. “Non si può fare niente, al massimo si può contestarla”. Tratto da una storia vera, cara vigilina.
Il buon Abraham Maslow, quando teorizzò la piramide dei bisogni li mise in ordine in questo modo: quelli fisiologici alla base, quelli di sicurezza, quelli di appartenenza, quelli di stima e infine quelli di autorealizzazione. Senza l’espletazione di quelli precedenti, quelli successivi faticano a realizzarsi.
Basterebbe così poco per ascoltare i bisogni degli abitanti di una città: dare il buon esempio, organizzare assemblee pubbliche, proporre iniziative di coinvolgimento sociale affinché tutti possano sentirsi partecipi di uno spirito comunitario e identitario: appartenenza che, come si diceva, è uno dei bisogni principali nella piramide dei bisogni. Se quindi vi devo dire come vorrei immaginare la Tivoli del futuro, la penso partecipe, viva, pronta a combattere per far sì che i bisogni dei suoi abitantivengano realmente ascoltati. zE vorrei che venissero davvero sempre ascoltati, non solo in tempo di elezioni.

Riccardo Pongetti

 

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