Villa di Orazio: l’abbandono, dopo i restauri

Il Poeta Orazio con la Valle dell’Aniene e la Sabina ha avuto e mantiene un connubio strettissimo. Il grande scrittore latino ha fatto sì che la bellezza del nostro territorio fosse conosciuta e continui ad esserlo ovunque la lingua latina, principalmente all’estero, mantiene cultori ed appassionati. Fu uno dei più grandi poeti dell’epoca romana, le Satire, le Odi, l’Epistola ai Pisoni, restano pietre miliari. Visse nel primo secolo A.C. Lo celebra il volume di Giuseppe Petrocchi, edito nel 1958 dalla Società tiburtina di Storia e d’arte. E’ un efficacissimo veicolo pubblicitario per il nostro territorio che ogni tanto spunta fuori imprevedibilmente.

Nel recentissimo e splendido libro “Verranno di Notte” di Paolo Rumiz per esempio: il generale tedesco Heinrich Kreipe prigioniero a Creta in una grotta sul Monte Idra nel 1941, cita Orazio: Vides ut alta stet nive candidum/ Soracte …, nella stessa lingua gli risponde il maggiore Patrick Leigh Fermor che lo aveva catturato: “Soracte, nec iam sustineant onus / silvae laborantes geluque / flumina consterint acuto”. Chi legge ancora Orazio, oltre a Tivoli ed al suo patrimonio culturale scopre la Val d’Aniene e la Valle Ustica con i suoi borghi ancora ben tenuti. La Fonte Bandusia la cui acqua, per molti, è quella che ancora scorre in quel che resta del Ninfeo degli Orsini ancora di grande suggestione, il Castello di Roccagiovine, il territorio del Comune di Licenza nel quale spuntano i resti della Villa nella quale il Poeta si rifugiava alla ricerca di quiete ed al quale l’aveva regalata Mecenate, politico influente e consigliere di Augusto.

Purtroppo, nonostante l’importanza che la Villa di Orazio riveste per l’intera Valle dell’Aniene ed in particolare per i Comuni della Valle Ustica, la Soprintendenza, cui compete la responsabilità del monumento, lo ha praticamente abbandonato dopo i restauri avvenuti in due distinte campagne di scavi e risistemazioni nel 2001 e nel 2011. Coperti da teli i pregiati pavimenti a mosaico, chiuso il cancello, sbiaditi i cartelli informativi, il monumento è visitabile solo su richiesta contattando il Comune di Licenza che, come accade per gran parte dei piccoli Comuni, non dispone delle risorse necessarie a garantire una apertura continua ed è costretto ad affidarsi a volontari del paese. In questi giorni poi l’erba è cresciuta tanto da rendere l’area letteralmente impraticabile ed a rischio incendio. Solo qualche splendido esemplare orchidea selvatica, visibile dall’esterno del recinto, ingentilisce il disappunto del turista e del camminatore che, fruendo delle tracce sentieristiche del Parco dei Monti Lucretili, del Cammino dell’Aniene e di quello di San Benedetto, è giunto davanti al cancello chiuso. Fortunatamente, a poca distanza, il Giardino dei Cinque Sensi con gli aromi delle sue erbe aromatiche ed il rumoreggiare delle sue cascatelle porta riposo e serenità.

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