Dal 9 al 20 gennaio, con repliche fino al 31, la Casa del Cinema ospiterà la rassegna “Il cinema in una stanza”, una serie di dodici titoli in cui in cui lo spazio del film, spesso circoscritto a un singolo ambiente, diventa protagonista della narrazione rivelandosi, in taluni casi, intimo e accogliente, in altri ancora angosciante e claustrofobico ma sempre in grado di influenzare psiche e comportamenti dei protagonisti.
Il ciclo di proiezioni sarà inaugurato, giovedì 9 gennaio alle ore 18, da Il grande freddo di Lawrence Kasdan, il film-simbolo di un’intera generazione, protagonisti alcuni amici del college che si ritrovano in una casa isolata del Michigan per commemorare la scomparsa di uno di loro. Nello stesso giorno alle ore 20, sarà proiettato Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, caposaldo del muto e dell’espressionismo, una delle opere più influenti di tutta la storia del cinema.
Venerdì 10 alle ore 18, il pubblico potrà assistere a Gruppo di famiglia in un interno, penultimo film di Luchino Visconti, che parte da una riflessione sulla fragilità dei legami e sul conflitto tra le generazioni per trasformarsi in una lucida analisi del decadimento della società e della cultura. A seguire, alle ore 20, sarà la volta de Le iene di Quentin Tarantino, opera prima che mostrò il talento di uno dei maggiori cineasti degli ultimi trent’anni.
Domenica 12 gennaio alle ore 11, si terrà Prigionieri dell’oceano di Alfred Hitchcock che sfrutta al meglio un set isolato e limitato per creare una tensione sempre crescente. Lunedì 13 alle 20, avrà luogo la proiezione di Shining, capolavoro di Stanley Kubrick in cui il vero protagonista è l’hotel, il suo labirinto, i suoi corridoi, le sue presenze improvvise e mutevoli.
Il giorno dopo alle ore 20 sarà la volta di The Dreamers – I sognatori di Bernardo Bertolucci, struggente riflessione sui labili confini tra Eros, Arte e Politica mentre mercoledì 15 alle ore 20 sarà proiettato Panic Room di David Fincher, che ha saputo anticipare con grande lucidità le paure e il senso di vulnerabilità della civiltà digitale.
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