Al Teatro India di Roma “A torto o a ragione”

Dall’ 11 al 16 febbraio va in scena al Teatro India A torto o a ragione, per la regia di Giovanni Anfuso, l’intrigante storia di Wilhelm Furtwangler (1886-1954), famoso direttore d’orchestra, forse il più grande di tutti i tempi, arrivato al culmine del successo proprio nel momento in cui Adolf Hitler prendeva il potere in Germania. Piuttosto che andare in esilio, come molti dei suoi colleghi, Furtwangler scelse di continuare la sua carriera nella Germania del Fuhrer, per questo alla fine della guerra, venne accusato di essere stato nazista.

Lo spettacolo – una produzione Teatro di Roma con lo Stabile di Catania e Teatro Vittorio Emanuele di Messina – porta in scena il testo di Ronald Harwood, attraverso una nutrita schiera di interpreti poderosi, come Stefano Santospago, Simone Toni, Giampiero Cicciò, Liliana Randi, Luigi Nicotra, Roberta Catanese, per restituire la drammatizzazione dell’inchiesta che si svolse nel 1946 a Berlino, nella zona occupata dagli americani.

 

Non si conoscono né i motivi né i metodi messi in atto dagli investigatori, ed è questo il soggetto di A torto o a ragione.  Sappiamo però che Furtwangler subì una serie di interrogatori. La sua, è una storia di chiaroscuri: Furtwangler è un criminale o un artista? Qual è il valore dell’arte al servizio della politica? Arte e politica possono restare separate? Possono convivere guerra e grande musica? È una vicenda che può essere giustificata oppure no? Il torto e la ragione non sono così netti e separati. Dipende soltanto da che parte ci si schiera. Lo spettacolo porta a farsi molti interrogativi.

«Sarebbe bastato, semplicemente – afferma anche il regista Giovanni Anfusofare della buona musica per opporsi agli orrori di Auschwitz? Qual è il potere dell’arte di fronte alle dittature ed alle sopraffazioni? L’arte, la cultura, il bello sono gli ultimi avamposti che permettono all’uomo di affermare la propria indipendenza e la propria libertà? Questi sono i dubbi che “A torto o a ragione” consegna a ciascuno di noi, diventando così una storia necessaria e chiamando ogni essere umano alle proprie responsabilità».

 

Lo spettacolo inaugura il trittico di rappresentazioni al Teatro India dedicato al tema della cultura ebraica per una riflessione sulla tragedia dell’antisemitismo, a cui si affiancano le pièce: Il Golem (11-23 marzo), uno degli ultimi folgoranti testi del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, per la regia di Jacopo Gassmann; e La banalità dell’amore (6-18 maggio) di Savyon Liebrecht, struggente e impossibile storia d’amore tra Hanna Arendt e il professor Martin Heidegger, nell’adattamento di Piero Maccarinelli.

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