A Moricone un incontro per capire testamento biologico e aiuto medico alla morte volontaria

MORICONE – Giovedì 10 aprile, alle 18:00, la biblioteca comunale Arrigo Allega di Moricone, in piazza Sforza Cesarini, ospiterà un evento unico nel nord est di Roma per parlare di due temi delicati: le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), cioè il testamento biologico, e il suicidio medicalmente assistito. L’appuntamento, dal titolo significativo “A chi appartiene la tua vita?”, fa parte della campagna “Liberi Subito” dell’Associazione Luca Coscioni, che si svolge in tutta Italia dall’1 al 13 aprile.

Questa iniziativa è stata fortemente voluta a Moricone da Michela Frappetta, una giovane laureata che ha approfondito il ruolo della Corte Costituzionale sul fine vita con una tesi molto interessante.

Cosa impedisce di decidere sulle proprie cure?

Durante l’incontro si parlerà di quali difficoltà incontrano i cittadini nei vari comuni e si raccoglieranno segnalazioni su eventuali ostacoli che impediscono di far valere il proprio diritto di scegliere come essere curati anche in situazioni estreme.

Infatti, anche se la legge 219/2017, che ha introdotto il diritto di fare il testamento biologico, esiste da sette anni, spesso le persone non sono abbastanza informate o si scontrano con problemi burocratici che rendono difficile applicare la legge.

E le leggi regionali?

Oltre al testamento biologico, si discuterà anche del suicidio medicalmente assistito (SMA), seguendo le regole stabilite dalla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019 e da successive decisioni dei giudici. In quasi tutte le regioni italiane sono state presentate delle proposte di legge per regolamentare questa materia così delicata. Purtroppo, però, la maggior parte dei Consigli Regionali non ha ancora iniziato a discuterne.

Con la campagna “Liberi Subito” si chiede con forza che queste proposte di legge vengano finalmente affrontate dai legislatori regionali. L’obiettivo è rendere davvero possibile ciò che è stato stabilito dalla storica sentenza sul caso Cappato/Dj Fabo, garantendo il rispetto della volontà di chi si trova in una situazione di sofferenza gravissima e senza possibilità di guarigione.

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