Violenza sulle donne, il procuratore Menditto: “In aula ancora vittime due volte. Serve più formazione”

“Sono passati 45 anni dalla proiezione da parte della Rai di ‘Processo per stupro’. Gli italiani videro per la prima volta cosa accadeva davvero nelle aule di giustizia: una donna che aveva subito una violenza diventava vittima una seconda volta. Oggi, purtroppo, in alcune aule giudiziarie può ancora accadere la stessa cosa”.

Parole forti e lucide quelle pronunciate da Francesco Menditto, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli, intervenuto a Napoli al Corso di perfezionamento in “Perizia psicologica, CTU e referto psicologico per il contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza assistita” dell’Università Federico II.

Il riferimento del magistrato è chiaro: la cosiddetta vittimizzazione secondaria, ovvero quel processo per cui la donna, dopo aver subito una violenza, si ritrova nuovamente esposta a sofferenze e giudizi – spesso colpevolizzanti – durante il percorso giudiziario.

“Vittima due volte – spiega Menditto – non solo perché ha subito un delitto grave, ma anche perché nelle aule di giustizia diventa oggetto di domande intrusive, sulla sua vita privata, sul suo passato, sulla sua moralità. Tutto questo non è più accettabile.”

Secondo il procuratore, negli anni la situazione è migliorata, ma resta ancora molto da fare: “Servono formazione e consapevolezza. Formazione per magistrati, pubblici ministeri, avvocati della difesa, ma anche per assistenti sociali e operatori che per primi entrano nelle case dove si sospettano maltrattamenti”.

Menditto sottolinea anche la necessità di un cambiamento profondo nel modo in cui il diritto alla difesa viene esercitato: “La difesa è inviolabile, certo, ma deve avvenire nel rispetto delle leggi vigenti e della dignità della persona offesa. Non sono più ammissibili domande che colpevolizzano la vittima”.

Il procuratore guarda anche all’Europa: “A breve entrerà in vigore una direttiva dell’Unione europea che affronterà nuovamente questi temi. Ma il cambiamento non può essere solo normativo: è culturale. Dobbiamo accelerarlo, nelle aule di giustizia serve uno scatto in avanti”.

Infine, un auspicio concreto: “Speriamo che il disegno di legge sul femminicidio affronti anche la questione della vittimizzazione secondaria, ponendo le basi per un sistema giudiziario più giusto, umano e preparato.”

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