Scoppia la protesta del comune di Marano Equo dopo la notizia della chiusura della scuola dell’infanzia per l’anno scolastico 2025/2026. Il plesso, regolarmente frequentato da 10 bambini lo scorso anno e con numeri simili per il prossimo, non è stato autorizzato dall’Ufficio scolastico regionale del Lazio, come comunicato via mail ai genitori il 7 agosto dalla dirigente scolastica Emanuela Fubelli.
Il sindaco Franco Tozzi, furioso, parla di decisione “ingiustificata e discriminatoria” e annuncia ricorso al TAR: “Ho già incaricato un legale. Nessuna comunicazione ufficiale è mai arrivata, solo rassicurazioni. Non iscriveremo i bambini altrove, questa è una battaglia per il futuro del paese.”
Il disagio per le famiglie è concreto: l’asilo più vicino si trova ad Agosta, raggiungibile solo con mezzi propri o con lunghi spostamenti a piedi e autobus, inadeguati per bimbi così piccoli. “Una società civile non può imporre questo a famiglie con neonati in braccio,” denuncia Rita Tilia, rappresentante dei genitori.
La scuola, recentemente ristrutturata e dotata di un nuovo parco giochi, avrebbe nei prossimi anni 19 iscritti, poi 24. “Altro che calo demografico”, ribatte il sindaco.
A Marano Equo l’infanzia resiste, almeno per ora, grazie alla mobilitazione della comunità. Non è la prima volta che l’Alta Valle dell’Aniene lotta per i suoi servizi scolastici. E forse, neanche l’ultima.
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