Butti l’acqua bollente della pasta nel lavandino? È un errore che può costare caro secondo gli esperti
Scolare acqua nel lavandino - Notizialocale.it (Fonte: Pexels)
Scolare l’acqua bollente della pasta direttamente nel lavandino è un gesto automatico per milioni di italiani, ma non tutti sanno che, se fatto nel modo sbagliato, può mettere sotto stress tubi e scarichi e favorire intasamenti fastidiosi.
Nella maggior parte delle cucine italiane funziona sempre così: pentola sul fuoco, scolapasta nel lavello, acqua di cottura che scende a cascata nello scarico. Un’abitudine talmente consolidata da sembrare innocua, al punto che pochi si chiedono davvero che cosa accada dentro le tubature quando litri di acqua bollente finiscono a contatto con materiali come plastica, guarnizioni e residui di sporco accumulati nel tempo.
Gli esperti di impianti domestici spiegano che, in condizioni normali e con tubi moderni in buono stato, l’acqua della pasta da sola non è sufficiente a rompere un impianto. Il problema nasce però quando si sommano più fattori: scarichi vecchi, grassi e detersivi che si depositano, cambi di temperatura bruschi. In questi casi la famosa “acqua di cottura” può diventare il colpo di grazia che porta a ingorghi, cattivi odori e perfino piccole perdite.
Cosa succede davvero ai tubi quando versi l’acqua di cottura
Nelle case più recenti le tubature sono spesso in materiali plastici come PVC o polipropilene, progettati per sopportare temperature elevate ma non illimitate. Quando l’acqua della pasta, che sfiora i cento gradi, incontra tubi già stressati o parzialmente ostruiti, può provocare micro deformazioni nel tempo, soprattutto nelle curve e nei punti di giunzione. Nulla che esploda all’improvviso, ma un logorio lento che può favorire fessure e piccoli gocciolamenti difficili da individuare subito.
C’è poi un altro effetto spesso sottovalutato: l’acqua bollente scioglie i grassi e i residui di cucina presenti nel sifone e nello scarico immediato, ma questi, trascinati più in profondità, tendono a raffreddarsi e a solidificare più avanti nell’impianto. Il risultato è una sorta di “tappo” che restringe il passaggio e, a lungo andare, porta a scarichi lenti e intasamenti. Non è quindi l’acqua della pasta in sé il nemico, ma il modo in cui interagisce con ciò che trova nei tubi.

Come scolare senza rischi: le buone abitudini che salvano l’impianto
La prima regola per proteggere lo scarico è semplice: evitare di trattare il lavandino come una discarica. Residui di olio, sughi, avanzi di cibo e croste di formaggio andrebbero sempre rimossi e buttati nell’umido, non spinti giù con l’acqua bollente nella speranza che “spariscano”. Questa abitudine, unita a litri di acqua caldissima, è il vero mix pericoloso per le tubature domestiche.
Per chi non vuole rinunciare alla praticità, bastano pochi accorgimenti: si può far scorrere per qualche secondo acqua fredda prima e dopo lo scolamento, per attenuare lo sbalzo termico, oppure raccogliere l’acqua di cottura in una bacinella e lasciarla intiepidire prima di versarla nello scarico. Molti la riutilizzano anche per altre preparazioni in cucina o per sgrassare pentole particolarmente incrostate, trasformando un potenziale problema in una risorsa. Con qualche gesto consapevole l’acqua della pasta smette di essere un rischio per i tubi e torna a essere solo una parte del rito quotidiano ai fornelli.
