Rebibbia sotto accusa | Le gravi condizioni denunciate da Gianni Alemanno: “Temperature proibitive, sovraffollamento e incuria”

Gianni Alemanno

Gianni Alemanno (Facebook) - NotiziaLocale

L’ex sindaco di Roma, detenuto nel carcere di Rebibbia, racconta in una lettera le condizioni insostenibili delle celle: caldo soffocante, sovraffollamento e una gestione che definisce disumana.

Dal carcere romano di Rebibbia arriva una denuncia forte da parte di Gianni Alemanno, che contesta le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti. In una lettera letta in Aula parlamentare, l’ex sindaco descrive celle prive di coibentazione, temperature gelide nei reparti, sovraffollamento, scarsità di ventilazione e un sistema che — a suo dire — ignora completamente la dignità delle persone recluse.

Alemanno si trova a Rebibbia dal 31 dicembre 2024 — dopo la revoca dell’affidamento ai servizi sociali — per scontare una pena definitiva.

Sovraffollamento e appello alla politica

Nella sua lettera l’ex sindaco denuncia quella che definisce una «tortura quotidiana»: termosifoni spenti, temperature rigide e mancanza di acqua calda sono attualmente i più grandi problemi vissuti all’interno della casa circondariale.

Alemanno e il suo avvocato lanciano un appello alla classe politica affinché visiti il carcere e verifichi di persona le condizioni denunciate. Si chiede trasparenza, interventi urgenti e un cambiamento reale nella gestione degli istituti penitenziari. :contentReference[oaicite:5]{index=5}

La denuncia non si limita al freddo e al degrado: viene denunciato anche un problema sistemico di sovraffollamento, con detenuti costretti a convivere in spazi ristretti, assenza di figure chiave come caporeparti, ricorso alla detenzione preventiva oltre i limiti e condizioni igienico-sanitarie critiche.

Lo Stato della detenzione in Italia e il dibattito pubblico

La lettera di Gianni Alemanno, riportata in Aula dal senatore Michele Fina, ha riaperto il dibattito sul sistema carcerario italiano. Nel documento si fa riferimento a numeri preoccupanti: detenuti oltre la capienza, casi di suicidi, ritardi nella concessione di misure alternative per persone anziane o fragili, carenza di assistenza sanitaria e strutture fatiscenti.

Le parole di Alemanno arrivano in un momento di forte pressione sul sistema penitenziario: con migliaia di detenuti sopra la soglia di capienza, molte strutture risultano inadeguate anche per la gestione del caldo, dell’igiene e delle emergenze sanitarie. La sua lettera non è solo una denuncia personale, ma un grido di allarme destinato a scuotere le istituzioni e l’opinione pubblica sulla condizione delle carceri italiane.

La questione tocca da vicino temi di civiltà, dignità umana, diritti dei detenuti e doveri dello Stato: la speranza è che la denuncia si trasformi in un impegno concreto per riformare un sistema penitenziario al collasso.