Rumori della Tangenziale, condanna storica: Risarcimenti anche a chi non ha mai vissuto in casa | La Cassazione cambia le regole
Rumore_del_traffico_-_notizialocale.it
Il tema del rumore urbano torna al centro dell’attenzione giudiziaria con una svolta che riguarda non solo i residenti danneggiati, ma anche i loro eredi. La Corte di Cassazione, con una pronuncia che già molti giuristi considerano epocale, ha stabilito che il risarcimento dovuto per anni di inquinamento acustico non si estingue con la morte del proprietario originario. Il credito passa integralmente agli eredi, anche se questi non hanno mai abitato nell’immobile disturbato dal traffico. Una decisione che trasforma il modo in cui si interpreta la responsabilità della Pubblica Amministrazione e che mette definitivamente fine a una lunga disputa contro Roma Capitale per i rumori della Tangenziale Est e del Foro Italico.
La vicenda nasce da un contesto tipico delle grandi città: traffico costante, barriere acustiche insufficienti e qualità della vita fortemente compromessa. I residenti, esasperati da anni di frastuono, avevano denunciato il Comune chiedendo non solo un risarcimento economico, ma anche interventi concreti per abbattere i livelli sonori. Dopo tre gradi di giudizio sfavorevoli, il Campidoglio ha tentato l’ultima carta in Cassazione, contestando in particolare il diritto degli eredi al risarcimento. Una linea difensiva che non ha convinto i giudici, i quali hanno confermato la totale responsabilità dell’amministrazione.
La disputa sulla Tangenziale Est: anni di rumore e tre gradi di condanna per il Comune
Il caso riguarda alcune abitazioni vicine al Foro Italico e al tratto della Tangenziale Est, una delle arterie più trafficate di Roma. Qui, per anni, il rumore dei veicoli ha superato ogni soglia di tollerabilità, nonostante la presenza di barriere acustiche giudicate del tutto inadeguate. I condòmini avevano documentato in modo puntuale il disagio e citato in giudizio Roma Capitale accusandola di non aver adottato misure idonee a contenere l’inquinamento acustico e ambientale.
Il percorso giudiziario è stato chiaro fin dall’inizio: tribunale e Corte d’appello hanno riconosciuto sia il danno subito dai residenti sia la responsabilità dell’ente locale, disponendo un risarcimento e l’obbligo di installare barriere fonoassorbenti più efficaci. In appello, inoltre, è stata ritenuta legittima anche la condanna al “facere”, cioè l’obbligo di compiere un’azione concreta per ridurre il rumore. Roma Capitale ha impugnato la sentenza contestando soprattutto un punto: la legittimazione degli eredi non residenti a ricevere il risarcimento.

La Cassazione: il credito da rumore passa agli eredi anche se non residenti
La Terza Sezione della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 29798/2025, ha respinto il ricorso del Comune confermando ogni condanna già pronunciata nei gradi precedenti. I giudici hanno ribadito che il cittadino può chiedere non solo un risarcimento monetario, ma anche interventi strutturali per ridurre il rumore. L’amministrazione deve quindi procedere alla posa di barriere antirumore adeguate e, se necessario, modificare i limiti di velocità nel tratto incriminato.
L’aspetto più innovativo della sentenza riguarda però la natura del danno e la sua trasmissibilità. Secondo la Cassazione, il risarcimento per il rumore non è collegato alla presenza fisica dell’erede nell’immobile, ma è un credito patrimoniale legato direttamente all’abitazione. Il danno si cristallizza nel patrimonio del proprietario nel momento in cui viene subito; da quel momento diventa parte integrante dell’eredità.
Ciò significa che gli eredi hanno pieno diritto a riscuotere il risarcimento anche se non hanno mai vissuto nell’appartamento e non hanno patito personalmente il frastuono dei veicoli. Il loro diritto deriva dal semplice fatto di essere subentrati al proprietario originario: così come ereditano la casa, ereditano anche il credito sorto in conseguenza del danno che colpiva quella proprietà.
La sentenza chiude definitivamente la controversia e introduce un principio di tutela particolarmente forte: la Pubblica Amministrazione non può sottrarsi al risarcimento neppure se il ricorrente muore durante il procedimento o se i successori non hanno mai abitato l’immobile danneggiato. Il credito rimane, si trasmette e deve essere pagato.
