Atreju fa esplodere la sinistra: Bonelli dice sì, Fratoianni si sfila e la “crepa” in Avs diventa pubblica
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Ogni anno Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, diventa un termometro politico capace di misurare distanze, alleanze e nervi scoperti. Ma questa volta l’effetto è stato immediato e clamoroso: la semplice lista degli ospiti ha aperto una crepa nel cuore della sinistra italiana. E non una crepa qualunque, ma all’interno di quella Alleanza Verdi–Sinistra che negli ultimi mesi si è presentata come il fronte più compatto del campo progressista.
Mentre il mondo politico si interroga sulla possibile partecipazione di Elly Schlein – che avrebbe posto come condizione un confronto pubblico con Giorgia Meloni, un faccia a faccia mai avvenuto prima – a far discutere davvero è ciò che accade nel tandem Bonelli–Fratoianni. Perché davanti allo stesso invito, i due leader hanno dato risposte completamente opposte.
Angelo Bonelli non ha avuto dubbi. Ha confermato la sua presenza ad Atreju spiegando di aver ricevuto un invito preciso: partecipare a un confronto con il ministro Urso sul Green Deal. Un tema che considera centrale e sul quale ha deciso di portare la sua posizione direttamente nel “fortino” politico della destra.
Una scelta che, nelle intenzioni, vuole essere politica e dialogica. Ma che sul piano interno rischia di diventare molto più significativa: perché l’altro volto di Avs, Nicola Fratoianni, ha preso la strada opposta.
Fratoianni dice no: “Cedo il posto a un giornalista. Con la destra mi confronto in Parlamento”
Il segretario di Sinistra Italiana ha declinato l’invito senza mezzi termini. Ha ringraziato, ma ha chiuso subito la porta: “Io non andrò ad Atreju, cedo il posto a un giornalista se ci saranno domande. Con la destra mi confronto in Parlamento”. Un rifiuto netto, politico e simbolico.
E così, dove Bonelli vede un’opportunità di confronto pubblico e di “scontro sulle idee”, Fratoianni vede un terreno inopportuno, quasi una passerella concessa a una festa di parte. Posizioni inconciliabili, che diventano plastiche nel momento in cui la destra li invita entrambi.

Avs divisa davanti alle telecamere: la frattura è evitabile?
La dissonanza sembrava destinata a restare sottotraccia, ma la decisione di partecipare o meno ad Atreju l’ha trasformata in un caso politico. Nel giro di poche ore, la “differenza di sensibilità” tra Verdi e Sinistra Italiana è diventata un titolo sui giornali. E non potrebbe essere altrimenti: Bonelli sì, Fratoianni no. Due scelte, due messaggi, due linee politiche che non coincidono.
Una piccola rottura, certo. Ma significativa. Perché arriva in un momento in cui l’unità del campo largo è considerata cruciale in vista delle sfide del 2026 e del 2027. E perché rivela quanto sia ancora difficile trovare un linguaggio comune anche tra chi, almeno formalmente, condivide programma e simbolo.
Sullo sfondo, resta il vero interrogativo politico di questi giorni: Elly Schlein andrà davvero ad Atreju? Da Palazzo si rincorrono voci insistenti: la segretaria sarebbe pronta ad accettare, ma solo se le verrà garantito un confronto diretto con Giorgia Meloni. Un format ambizioso, quasi provocatorio, che la leader del PD vuole scegliere personalmente.
La decisione non è ancora ufficiale. Ma l’effetto domino è già partito. Perché tra inviti accettati, rifiuti polemici e richieste di “duelli” istituzionali, Atreju si sta trasformando in un terreno che rivela come, nella sinistra italiana, l’idea di come rispondere alla destra sia tutt’altro che condivisa.
E la domanda che molti, ora, si fanno è una sola: questa rottura è solo un incidente di percorso o il segnale di una frattura politica più profonda?
