Elezioni 2027, partita apertissima: con la legge elettorale attuale può cambiare tutto (e la destra rischia davvero)

Elezioni 2027, partita apertissima: con la legge elettorale attuale può cambiare tutto (e la destra rischia davvero)

la_battaglia_finale_nel_2027-_notizialocale.it

Il nuovo rapporto dell’Istituto Cattaneo ribalta le certezze del 2022: con l’attuale sistema elettorale, centrodestra e “campo largo” oggi partirebbero praticamente alla pari. A decidere l’esito sarebbero pochi collegi del Sud.

Per anni le elezioni politiche italiane sono sembrate scritte molto prima del voto, con maggioranze già delineate e sorprese ridotte al minimo. Ma il quadro che emerge dall’analisi dell’Istituto Cattaneo racconta un’Italia profondamente diversa: oggi, se si votasse con la stessa legge elettorale del 2022, la sfida sarebbe apertissima, forse persino la più incerta degli ultimi quindici anni. Un equilibrio inedito, frutto dei risultati delle ultime elezioni regionali che hanno ridisegnato i rapporti di forza tra “campo largo” e centrodestra.

È uno scenario che non pretende di anticipare il 2027, ma indica una tendenza chiarissima: la vittoria non è più scontata per nessuno. Con il proporzionale quasi in parità e i collegi uninominali nuovamente decisivi, basterebbe un soffio – e pochi territori – per ribaltare il risultato nazionale. Una prospettiva che spiega anche la fretta crescente della maggioranza di modificare la legge elettorale prima della prossima tornata.

L’attuale sistema elettorale combina proporzionale e uninominale. Sul primo fronte, le coalizioni ottengono seggi in proporzione ai voti nazionali. E già qui emergono i primi segnali: alle regionali, centrodestra e campo largo (PD+M5S+centristi) hanno raccolto percentuali molto simili.

Nel 2022, però, quel delicato equilibrio non servì a nulla. Il centrosinistra e il M5S si presentarono divisi nei collegi uninominali, dove “vince tutto” il candidato più votato. Il risultato fu un cappotto quasi totale: 147 seggi alla destra, solo 23 alle opposizioni. È lì che Giorgia Meloni costruì la sua larga maggioranza parlamentare.

Oggi, con una coalizione unita nel campo progressista, lo scenario cambia radicalmente. E il Cattaneo prova a immaginarlo numericamente.

Le proiezioni per le Politiche 2027: sfida punto a punto e seggi decisivi al Sud

Se i partiti ottenessero nel 2027 gli stessi voti registrati nelle regionali dal 2023 in poi, la situazione sarebbe completamente diversa. Nel proporzionale nessuno dominerebbe: centrodestra e campo largo sarebbero quasi sovrapponibili. Tutto si giocherebbe negli uninominali.

Nel Nord e nel Centro la destra rimarrebbe favorita, mentre Toscana, Emilia-Romagna e buona parte del Sud si colorerebbero di rosso. A quel punto, i collegi davvero decisivi sarebbero tre aree: Sicilia, Calabria e Sardegna. Insieme mettono in palio 21 seggi, che potrebbero ribaltare completamente l’esito nazionale.

Secondo il Cattaneo, rispetto al 2022, la destra passerebbe da un vantaggio di 98 seggi a circa 34. Un margine ridottissimo che, con oscillazioni minime, potrebbe annullarsi o ribaltarsi a favore dell’opposizione.

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Perché la legge elettorale è il vero terreno dello scontro politico

Questa fotografia spiega perché il centrodestra abbia accelerato sul progetto di riforma elettorale. La proposta della maggioranza è chiara: introdurre un sistema simile a quello delle regionali, dove la coalizione che prende più voti “vince” a prescindere dal distacco, ottenendo un forte premio di maggioranza.

Un sistema che svuoterebbe di significato i collegi uninominali e garantirebbe stabilità quasi automatica alla coalizione più votata. Per questo, a sinistra e nei partiti centristi, la proposta è vista come un tentativo di blindare politicamente la prossima legislatura.

Nel frattempo, però, la fotografia del Paese resta quella dell’equilibrio. E la sensazione è che mai come questa volta il risultato del voto dipenderà non solo da coalizioni e candidati, ma anche dal quadro normativo che il Parlamento sceglierà nei prossimi mesi.

In attesa del 2027, una cosa sembra già certa: la partita sarà combattuta come non accadeva da anni. E ogni dettaglio – strategico, territoriale, legislativo – potrebbe fare la differenza.