Bullismo invisibile | Crudeltà online: Ecco le chat di Tivoli

Tivoli sotto shock: due studenti disabili derisi e filmati in chat dai compagni. Le famiglie denunciano, indagini in corso. Scopri cosa nascondono.

Bullismo invisibile | Crudeltà online: Ecco le chat di Tivoli
Tivoli sotto shock: due studenti disabili derisi e filmati in chat dai compagni. Le famiglie denunciano, indagini in corso. Scopri cosa nascondono.

Il bullismo online: la crudeltà invisibile

Un’immagine suggestiva della crudeltà online che si nasconde nelle chat.

 

Un velo di silenzio e indifferenza è stato squarciato a Tivoli, dove la scoperta di un grave e sistematico caso di bullismo online ha gettato un’ombra inquietante su un noto istituto scolastico. Due studenti sedicenni, un ragazzo e una ragazza, entrambi con disabilità, sono stati per mesi bersaglio di derisioni continue e umiliazioni profonde da parte di un gruppo di compagni di scuola. La loro quotidianità, all’interno delle mura scolastiche, è stata trasformata in uno spettacolo crudele, minuziosamente documentato attraverso foto e video che venivano poi diffusi e commentati in chat private. Messaggi come l’agghiacciante “Guarda come corre la mongoloide” sono solo un esempio della brutalità verbale e psicologica subita, che ha intaccato la loro dignità. La situazione è emersa in modo drammatico quando gli insegnanti, venuti a conoscenza dei fatti grazie a un attento monitoraggio, hanno immediatamente allertato le famiglie delle giovani vittime. La reazione è stata di sconvolgimento e rabbia, ma anche di immediata e decisa azione: le famiglie hanno sporto denuncia, avviando così le indispensabili indagini delle forze dell’ordine per fare luce sull’accaduto e identificare i responsabili.

Le umiliazioni: foto, video e commenti crudeli nelle chat

Le indagini preliminari e le testimonianze raccolte hanno purtroppo rivelato una realtà desolante e particolarmente insidiosa. I due giovani studenti venivano sistematicamente ripresi con i cellulari durante le loro attività quotidiane all’interno dell’istituto: in classe, durante le lezioni di ginnastica in palestra e persino, nel caso del ragazzo, all’interno dei bagni dell’istituto, un luogo che avrebbe dovuto garantire privacy e sicurezza. Questi filmati, spesso di pessima qualità ma con un intento ben preciso, venivano poi caricati e condivisi in chat di gruppo, vere e proprie “stanze virtuali” dove gli aggressori si sentivano al sicuro nel loro operato. La frase “Guarda come corre la mongoloide” è stata intercettata in uno di questi scambi, un’espressione che evidenzia in modo crudo il linguaggio offensivo, discriminatorio e disumanizzante utilizzato. Non si trattava solo di semplici riprese; alcuni video e foto erano stati sapientemente modificati, spesso con l’aggiunta di testi o effetti, proprio per accentuare l’effetto derisorio e amplificare il danno psicologico e sociale. A ciò si aggiungevano commenti amari, sprezzanti e pieni di pregiudizio, legati direttamente alla condizione di disabilità delle vittime, che venivano derise e offese in un ambiente che avrebbe dovuto essere di supporto, inclusione e rispetto reciproco.

La scoperta e le indagini: la giustizia fa il suo corso

La scoperta e le indagini: la giustizia fa il suo corso

La giustizia fa il suo corso: dalle scoperte alle indagini.

 

La dirigenza scolastica, appena informata dei gravi episodi di bullismo, ha agito con tempestività e senso di responsabilità, convocando d’urgenza le famiglie dei due studenti vittime. I genitori sono rimasti profondamente sconvolti e addolorati alla vista dei messaggi e dei contenuti multimediali carichi d’odio e crudeltà. La decisione di non lasciare impunito un simile atto è stata unanime: la famiglia della ragazza ha formalizzato la denuncia presso le autorità competenti il martedì 16 dicembre, seguita da quella del ragazzo il giorno successivo, a riprova della gravità della situazione. Immediatamente dopo le denunce, gli agenti di polizia hanno avviato un’articolata e approfondita indagine, volta a ricostruire l’intera dinamica dei fatti e a delineare un quadro preciso delle responsabilità. Tra gli obiettivi principali vi è quello di determinare il numero esatto di file diffusi, l’estensione delle chat coinvolte e, soprattutto, l’identità e il numero degli studenti aggressori che, secondo quanto riportato da fonti locali attendibili come Tiburno.Tv, sarebbero almeno quattro. Le analisi tecniche sui dispositivi hanno permesso di stabilire che le foto e i video risalirebbero ai mesi di ottobre e novembre precedenti, indicando una condotta prolungata nel tempo. Non è esclusa la possibilità che gli inquirenti possano presto inviare una dettagliata relazione alla Procura di Tivoli, affinché si possa procedere con le opportune azioni legali e garantire giustizia alle vittime. Questo caso drammatico sottolinea con forza l’urgenza di rafforzare la cultura dell’inclusione, della sensibilità e della vigilanza attiva contro ogni forma di discriminazione e bullismo nelle nostre scuole.