Allarme Pannelli fotovoltaici dalla Cina, l’allarme arriva dal sol levante: “Sono troppi, collasserà la rete”
La Cina avverte sul rischio collasso della rete elettrica per l’eccesso di pannelli solari. Un problema che potrebbe influenzare l’Europa e il mercato italiano.
L’enorme quantità di pannelli solari installati ha, infatti, superato la capacità infrastrutturale della rete elettrica nazionale di assorbire e distribuire efficacemente l’energia prodotta. Quella che sembrava una vittoria indiscussa per la sostenibilità e l’industria, si sta trasformando in una sfida gestionale di proporzioni colossali, con impatti non solo sulla Cina ma potenzialmente a livello globale. Il mercato interno cinese, ormai saturo, sta spingendo i produttori a cercare nuovi sbocchi con una urgenza crescente, con l’Europa e gli Stati Uniti in cima alla lista delle destinazioni privilegiate per milioni di nuovi moduli a costi sempre più competitivi.
Il boom fotovoltaico cinese al bivio: problemi di integrazione e sovraccarico
Il boom solare cinese al bivio: integrazione e sovraccarico creano nuove sfide.
Il rapido sviluppo del fotovoltaico in Cina sta raggiungendo un punto critico. Dopo anni di crescita esponenziale, sostenuta da generosi incentivi e dalla decisa volontà di decarbonizzare il proprio sistema energetico, il settore sta affrontando una battuta d’arresto significativa. Già a marzo 2024, le nuove installazioni hanno registrato il livello più basso degli ultimi sedici mesi, un segnale evidente di un problema strutturale più profondo che va oltre la semplice offerta di moduli.
Gli esperti non segnalano affatto una carenza di pannelli – al contrario, la produzione è letteralmente sovrabbondante e continua a crescere – ma piuttosto l’incapacità della rete elettrica di integrare efficacemente tutta questa nuova energia generata. La produzione eccessiva di elettricità solare rischia seriamente di destabilizzare l’intero sistema nazionale, soprattutto nelle ore centrali della giornata, quando la generazione è massima e la domanda non sempre corrisponde. Le centrali tradizionali faticano notevolmente a gestire picchi improvvisi e fluttuazioni, portando a un crescente rischio di dispersioni energetiche, pericolosi sovraccarichi e inefficienze diffuse. Se non verranno implementati con urgenza sistemi di accumulo avanzati e una gestione intelligente e dinamica dei flussi energetici, il “successo” industriale potrebbe rapidamente trasformarsi in un vero e proprio collo di bottiglia che soffoca la stessa transizione energetica.
L’onda cinese si abbatte sull’europa: scenari futuri e moniti
L’impatto dell’onda cinese sull’Europa: tra scenari futuri e moniti.
Mentre il mercato interno cinese rallenta la sua corsa, l’attenzione dei produttori si sposta inevitabilmente e con maggiore aggressività verso l’estero. L’Europa e gli Stati Uniti rappresentano gli sbocchi naturali per questa sovrapproduzione di moduli fotovoltaici, aprendo scenari complessi e potenzialmente destabilizzanti per i mercati occidentali. L’arrivo massiccio di pannelli cinesi a basso costo rischia di creare forti squilibri competitivi, mettendo a dura prova l’intero settore europeo del fotovoltaico. I produttori locali, già sotto pressione a causa dei costi di produzione più elevati e delle normative, potrebbero trovarsi di fronte a una concorrenza insostenibile, con il concreto rischio di fallimenti e di una crescente e pericolosa dipendenza dalle importazioni asiatiche.
Ma non è solo la competitività del mercato a preoccupare. L’esperienza cinese serve da monito: anche in Europa, l’accelerazione indiscriminata delle installazioni fotovoltaiche, se non accompagnata da un adeguato e proattivo potenziamento delle reti elettriche nazionali e da investimenti significativi in sistemi di accumulo energetico, potrebbe generare gli stessi problemi di integrazione e sovraccarico. È fondamentale prevenire i rischi, adottando strategie che garantiscano la sostenibilità non solo della produzione energetica in sé, ma anche dell’infrastruttura sottostante che deve gestirla e distribuirla. La transizione verde è un obiettivo condiviso e irrinunciabile, ma richiede una pianificazione attenta, investimenti mirati e una visione a lungo termine per evitare che un’opportunità di progresso si trasformi in una potenziale crisi infrastrutturale di vasta portata.
