INPS e pensione: il pignoramento è realtà | scopri chi può essere colpito

Una nuova sentenza della Corte Costituzionale autorizza l’INPS a pignorare le pensioni per debiti. Scopri i limiti, le garanzie e chi rischia il prelievo forzato.

INPS e pensione: il pignoramento è realtà | scopri chi può essere colpito
Una nuova sentenza della Corte Costituzionale autorizza l’INPS a pignorare le pensioni per debiti. Scopri i limiti, le garanzie e chi rischia il prelievo forzato.

Una svolta significativa si è appena concretizzata nel panorama previdenziale italiano. Con la sentenza n. 216 del 30 dicembre 2025, la Corte Costituzionale ha definitivamente chiarito la possibilità per l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) di procedere con il pignoramento delle pensioni. L’obiettivo? Recuperare indebiti previdenziali o omissioni contributive. Questa decisione, attesa da molti, risponde a una questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna, ponendo fine a incertezze interpretative.

La Corte ha affermato con chiarezza che l’INPS può agire in tal senso, ma sempre nei limiti stabiliti dalla legge e con l’obbligo di rispettare specifiche garanzie a tutela del pensionato. Non si tratta di un’azione arbitraria, bensì di un meccanismo volto a preservare l’equilibrio finanziario e la sostenibilità del sistema pensionistico nazionale, un principio cardine della nostra Costituzione basato sulla solidarietà.

Il fondamento di questa decisione risiede nella necessità di ripristinare risorse che, se non recuperate, finirebbero per gravare sull’intero sistema, compromettendone la stabilità. È un bilanciamento tra l’interesse generale e la protezione del singolo, dove la tutela del sistema previdenziale pubblico assume una rilevanza cruciale.

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La sentenza della Consulta non apre le porte a un pignoramento illimitato, ma lo circoscrive entro confini ben definiti. I giudici hanno specificato che il pignoramento può avvenire soltanto entro un quinto dell’importo complessivo della pensione. Fondamentale, inoltre, è la salvaguardia del trattamento minimo pensionistico, una soglia al di sotto della quale il prelievo non può scendere. Questo assicura che il pensionato conservi sempre i mezzi di sostentamento essenziali, evitando situazioni di grave disagio economico.

Il caso specifico che ha portato a questa chiarificazione è scaturito dalla controversia tra l’articolo 69 della legge n. 153/1969, che disciplina il pignoramento delle pensioni per crediti previdenziali, e l’articolo 545, settimo comma, del codice di procedura civile, riguardante il pignoramento di crediti presso terzi. Il Tribunale di Ravenna aveva sollevato dubbi sulla presunta irragionevolezza di una deroga in favore dell’INPS rispetto ai limiti generali di impignorabilità.

La Corte Costituzionale ha respinto queste obiezioni, evidenziando la specialità della norma. Ha riconosciuto che il recupero di tali crediti non è un mero interesse privato dell’ente, ma risponde a una logica di tutela pubblica, fondamentale per la tenuta del sistema. Il confronto con la disciplina generale è stato ritenuto inadeguato proprio per la natura specifica dei crediti previdenziali, che sono intrinsecamente legati alla gestione e all’equilibrio del sistema stesso.

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È cruciale comprendere che l’applicazione di questa nuova facoltà dell’INPS ha un ambito oggettivo ben circoscritto. La norma speciale si applica esclusivamente ai crediti derivanti da indebite prestazioni previdenziali o da omissioni contributive. Ciò significa che per altre tipologie di debiti, come quelli di natura civile o commerciale, contratti dal pensionato, continuano ad essere applicate le disposizioni generali del codice di procedura civile, con i relativi limiti e soglie di impignorabilità.

La Consulta ha anche analizzato la compatibilità della norma con i principi costituzionali, in particolare gli articoli 3 (uguaglianza) e 38 (tutela del lavoro e previdenza). Ha concluso che non sussiste alcuna violazione. L’articolo 38, che tutela i “mezzi adeguati alle esigenze di vita”, non impone una soglia fissa e inderogabile per ogni fattispecie di pignoramento. Il legislatore, in questo contesto, gode di un’ampia discrezionalità nel definire limiti e forme di tutela, a patto che il bilanciamento tra l’interesse del singolo e quello generale non risulti manifestamente irragionevole.

La scelta di preservare il trattamento minimo pensionistico, pur consentendo il recupero degli indebiti, è stata considerata una soluzione ragionevole e pienamente sostenibile a livello costituzionale. In sintesi, la sentenza rafforza la capacità dell’INPS di garantire la solidità del sistema pensionistico, pur mantenendo un’attenta protezione per i redditi più bassi dei pensionati. È un segnale chiaro sulla responsabilità individuale nel rispetto degli obblighi contributivi e sulla corretta percezione delle prestazioni.