Tragedia Acilia | Uomo ucciso da ordigno illegale: Il secondo in auto sconvolge
La morte di Ion Botnari ad Acilia, causata da un ordigno illegale, rivela un dettaglio agghiacciante: un secondo esplosivo ritrovato nella sua auto. Le indagini proseguono.
La vigilia di Capodanno si è trasformata in tragedia ad Acilia, Roma, dove Ion Botnari, un muratore moldavo di 63 anni, ha perso la vita a seguito dell’esplosione di un ordigno artigianale. L’incidente, avvenuto nel pomeriggio del 31 dicembre in via Cortemaggiore, ha sconvolto i residenti e dato il via a un’indagine che ha rivelato particolari inquietanti.
I carabinieri, intervenuti sul luogo dell’esplosione, hanno fatto una scoperta che ha immediatamente sollevato nuove domande: all’interno dell’auto dell’uomo è stato rinvenuto un secondo ordigno, identico a quello che ha causato la deflagrazione mortale. Questo secondo esplosivo conteneva una quantità di polvere da sparo superiore ai 100 grammi, confermando la pericolosità estrema del materiale maneggiato da Botnari. La presenza di un ordigno gemello nell’abitacolo dell’auto suggerisce una familiarità dell’uomo con tali dispositivi o, comunque, la loro disponibilità.
Lo scoppio, avvenuto intorno alle 17:30, è stato così potente da essere avvertito distintamente in tutta la zona. Quando i soccorritori del 118 sono giunti sul posto, per Botnari non c’era purtroppo più nulla da fare. Il suo corpo è stato trovato riverso a terra, con il torso annerito dalle fiamme e un arto reciso dall’onda d’urto, lesioni che hanno provocato un’emorragia fatale.
Le indagini: un incidente e la caccia ai rivenditori
Incidente: le indagini mirano a scovare i rivenditori.
Le indagini, condotte dai Carabinieri della compagnia di Ostia, proseguono a ritmo serrato. Al momento, l’ipotesi più accreditata resta quella dell’incidente, ma gli investigatori stanno lavorando instancabilmente per risalire ai canali di vendita di esplosivi illegali nella zona di Acilia e nel resto della Capitale. L’obiettivo è smantellare le reti che permettono la circolazione di questi materiali altamente pericolosi, spesso privi di qualsiasi controllo sulla sicurezza e sulla composizione chimica.
Un elemento cruciale per le indagini è la testimonianza del figlio di Ion Botnari. Egli avrebbe riferito agli inquirenti di non essere a conoscenza di dove il padre avesse acquistato l’ordigno letale. Ha precisato, inoltre, che insieme avevano comprato solo una batteria di fuochi d’artificio, ma di quelli perfettamente legali. Questa dichiarazione aggiunge complessità al quadro, rendendo ancora più urgente l’identificazione dei fornitori illegali e la comprensione della provenienza del materiale esplosivo.
Non è ancora stato stabilito con certezza se l’esplosione sia stata causata da un malfunzionamento dell’ordigno stesso oppure da un errore commesso dall’uomo durante la fase di innesco. Entrambe le possibilità sono attentamente al vaglio degli esperti. La gravità delle conseguenze, tuttavia, sottolinea la mancanza di sicurezza intrinseca in questi manufatti proibiti, evidenziando come la loro manipolazione sia sempre un rischio letale.
La lotta ai botti illegali e la pericolosità degli ordigni artigianali
La lotta ai botti illegali e il pericolo degli ordigni artigianali.
L’episodio di Acilia si inserisce in un contesto più ampio di intensi controlli effettuati dai carabinieri in previsione delle festività di fine anno. Nelle ore e nei giorni precedenti il 31 dicembre, le forze dell’ordine hanno infatti intensificato la loro attività di contrasto alla detenzione e alla vendita illegale di botti ed esplosivi. Operazioni capillari sono state condotte in diversi quartieri di Roma e comuni della provincia, tra cui Ladispoli, Lavinio, Tor Bella Monaca, Formello e Sacrofano.
Queste operazioni di contrasto hanno portato a numerose denunce e sequestri, con la scoperta di esercizi commerciali e venditori abusivi in possesso di centinaia di artifizi pirotecnici privi di qualsiasi autorizzazione. In molti casi, oltre al sequestro del materiale, sono state comminate sanzioni amministrative che potevano raggiungere i 5mila euro, a riprova della serietà con cui le autorità affrontano questo fenomeno che mette a rischio la pubblica incolumità.
La tragedia di Ion Botnari è un drammatico richiamo alla pericolosità intrinseca degli ordigni artigianali e dei cosiddetti “botti illegali”. Questi prodotti, spesso fabbricati senza alcun controllo sulla qualità, sulla stabilità o sulla quantità di esplosivo, rappresentano una minaccia non solo per chi li maneggia direttamente, ma anche per l’incolumità delle persone circostanti. La prevenzione e la repressione di questo mercato illecito rimangono quindi priorità assolute per le forze dell’ordine, volte a garantire la sicurezza dei cittadini e a prevenire che simili tragedie possano ripetersi in futuro.
