INPS, fai la visita medica e ti tolgono la pensione: migliaia di malati rimasti a bocca asciutta | Ti lasciano senza un euro
Migliaia di malati rischiano la pensione di invalidità a causa di nuovi controlli INPS. Scopri i criteri medici e reddituali e cosa fare per tutelare il tuo diritto.
La pensione di invalidità rappresenta un pilastro fondamentale per il sostegno economico di numerosi cittadini italiani che si trovano in una condizione di totale e permanente inabilità lavorativa. Negli ultimi mesi, tuttavia, si è registrato un aumento significativo delle verifiche da parte dell’INPS, l’Ente Previdenziale, che ha portato alla revoca della prestazione per migliaia di beneficiari. Questo scenario ha generato allarme e incertezza tra coloro che dipendono da questo sussidio.
La perdita dell’assegno non sempre è legata esclusivamente a una condizione medica non più conforme a quanto inizialmente dichiarato. Spesso, infatti, entrano in gioco altri fattori che vengono ignorati o sottovalutati, come il superamento di determinate soglie di reddito o il raggiungimento dell’età anagrafica pensionabile. È cruciale comprendere l’ampio spettro di motivi che possono determinare la decadenza del diritto a ricevere questo importante sostegno.
Come funzionano i controlli sulla pensione di invalidità

Come funzionano i controlli sulle pensioni di invalidità.
Chi percepisce la pensione di invalidità è soggetto a controlli periodici stabiliti dall’INPS, l’ente erogatore del sussidio. Questi accertamenti sono finalizzati a verificare la persistenza delle condizioni che hanno dato origine al diritto alla prestazione. La normativa vigente prevede che, in caso di miglioramento delle condizioni di salute, certificato dalla Commissione medica incaricata, l’invalidità possa essere ridotta o, nei casi più gravi, persino revocata del tutto.
Dopo una visita di revisione, non è raro trovarsi di fronte al riconoscimento di una percentuale inferiore al 100% di invalidità. Questa eventualità comporta il serio rischio di perdere la prestazione economica, in quanto solo chi ha un’invalidità certificata al 100% può continuare a ricevere l’assegno di inabilità. È importante ricordare che la legge stabilisce diverse fasce di invalidità: dal 33% al 66% si ha diritto ad alcune agevolazioni, mentre dal 67% al 99% sono previsti ulteriori benefici ma non l’accesso alla pensione di inabilità. Per mantenere il diritto, oltre alla percentuale massima, è indispensabile rispettare anche altri criteri amministrativi e reddituali.
Motivi della perdita del diritto: Reddito ed età anagrafica
Reddito ed età: i criteri che portano alla perdita del diritto.
Oltre alle verifiche sulle condizioni mediche, anche la situazione economica del beneficiario gioca un ruolo determinante nella conservazione della pensione di invalidità. Il sussidio è, infatti, concesso primariamente a chi si trova in uno stato di bisogno economico. Annualmente, l’INPS stabilisce dei limiti di reddito personale che non devono essere superati. Per il 2024, questa soglia è stata fissata a 19.461,12 euro annui. Chi oltrepassa questo limite perde automaticamente il diritto alla pensione. È utile notare come questa soglia sia in costante aggiornamento; ad esempio, nel 2023, il tetto massimo era di 17.920,00 euro.
Un altro fattore cruciale che può portare alla decadenza dell’assegno è il raggiungimento dell’età pensionabile. Superati i 67 anni, la pensione di invalidità non viene più erogata direttamente ma viene sostituita da altre forme di sostegno previdenziale, come la pensione di vecchiaia. Per i cittadini che hanno regolarmente ricevuto l’assegno di invalidità fino a questa età, è fondamentale rivolgersi tempestivamente all’INPS o al Centro di Assistenza Fiscale (CAF) più vicino. Qui potranno valutare la presenza e le modalità di accesso ad altri strumenti di sostegno previsti dall’ordinamento previdenziale, garantendo una transizione il più possibile fluida e la continuità di un supporto economico.
