Shock Lazio | Lavoro precario: La CGIL svela i numeri veri

La CGIL di Roma e Lazio denuncia la crescente precarietà lavorativa: solo l’8% dei nuovi contratti 2024 è stabile. I dati smentiscono la propaganda governativa.

Shock Lazio | Lavoro precario: La CGIL svela i numeri veri
Il lavoro nel Lazio in chiaroscuroLa CGIL di Roma e Lazio denuncia la crescente precarietà lavorativa: solo l’8% dei nuovi contratti 2024 è stabile. I dati smentiscono la propaganda governativa.

Il mercato del lavoro nel Lazio si presenta in un quadro complesso, con luci e ombre che emergono dall’aggiornamento del rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie, elaborato dalla CGIL Roma e Lazio. Se da un lato il saldo tra nuove assunzioni e cessazioni si mantiene positivo, dall’altro si registra un netto rallentamento rispetto all’anno precedente. La preoccupazione principale, evidenziata dalla CGIL, riguarda la qualità dell’occupazione: il lavoro stabile continua a essere marginale, soppiantato da forme di impiego sempre più precarie.

Natale Di Cola, Segretario Generale della CGIL di Roma e Lazio, non usa mezzi termini: “Il lavoro nel Lazio continua a essere sempre più precario e discontinuo”. Di Cola sottolinea come i dati “smentiscano la propaganda del Governo”, indicando che le politiche attuali non sembrano investire nella creazione di occupazione di qualità o nello sviluppo del Paese.

Il saldo occupazionale, positivo per dieci anni consecutivi, nel 2024 ha visto una crescita dimezzata, passando da quasi 60mila contratti in più nel 2023 a 27.510. Un segnale, secondo il sindacato, di un mercato che sta perdendo slancio. È inoltre fondamentale precisare che un aumento dei contratti non si traduce necessariamente in un incremento delle persone occupate, poiché una stessa persona può attivare diversi rapporti di lavoro in un anno, confermando un mercato del lavoro sempre più frammentato.

Il tempo indeterminato: un miraggio nel mercato laziale

Il tempo indeterminato: un miraggio nel mercato laziale

Nel Lazio, il contratto a tempo indeterminato resta un miraggio.

 

La stabilità lavorativa nel Lazio appare sempre più un’eccezione che la regola. I dati della CGIL rivelano che solo un esiguo 8% delle nuove attivazioni riguarda contratti a tempo indeterminato, una tendenza in costante peggioramento dal 2015. Meno di un’assunzione su dieci offre una prospettiva di stabilità, un dato allarmante che evidenzia la fragilità del tessuto occupazionale regionale. Guardando al saldo complessivo, la situazione è ancora più critica: nel 2024, il Lazio ha perso quasi 40mila contratti a tempo indeterminato, mentre le forme di lavoro precario hanno continuato a crescere in maniera esponenziale.

Tra le tipologie contrattuali meno stabili, si segnala un incremento del 2% nei contratti di durata superiore all’anno, un segnale parzialmente positivo. Tuttavia, la predominanza rimane dei contratti brevissimi, in particolare quelli di un solo giorno, che costituiscono il 35,2% del totale regionale. A Roma, questa percentuale raggiunge il 44% nel 2024, evidenziando una concentrazione di rapporti super-occasionali nella capitale. Questa frammentazione incide profondamente sulla sicurezza economica dei lavoratori e sulla loro capacità di pianificare il futuro.

Occupazione femminile e il ruolo delle istituzioni

Occupazione femminile e il ruolo delle istituzioni

Occupazione femminile: il sostegno delle istituzioni è fondamentale per l’equità.

 

L’analisi della CGIL si estende anche all’occupazione femminile, che mostra qualche segnale di ripresa, seppur fragile. La quota femminile tra le nuove assunzioni è cresciuta di un punto, passando dal 47% al 48%. Nonostante questo lieve aumento, il Lazio resta ancora lontano dal periodo precedente al 2015, quando le donne rappresentavano la maggioranza dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro regionale. Questo indica che, pur essendoci un miglioramento, le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro persistono e richiedono interventi mirati.

Un dato interessante riguarda l’aumento delle assunzioni in settori chiave come la pubblica amministrazione, l’istruzione e la sanità, che sono passate dal 26% al 29% del totale. Questa crescita potrebbe essere direttamente collegata allo sblocco dei fondi del PNRR, che stanno alimentando nuovi investimenti e opportunità in questi ambiti, seppur con un impatto ancora limitato sulla stabilità complessiva. Natale Di Cola sottolinea l’urgenza di una risposta istituzionale: “Questi numeri dovrebbero preoccupare le istituzioni locali. Serve una strategia per ridurre la precarietà e creare lavoro stabile, sicuro e dignitoso, soprattutto per le nuove generazioni.” La CGIL propone l’apertura di una discussione sul modello di sviluppo e sulla questione salariale, a partire da una conferenza cittadina sul lavoro a Roma, dove si concentra circa il 75% delle nuove assunzioni del Lazio.