Fisco, come battere definitivamente il Redditometro: la sentenza che ti salva | ecco la prova

Una nuova sentenza della CGT Campania ridefinisce le regole contro il redditometro. Scopri quale prova rigorosa serve per vincere contro il Fisco e tutelare i tuoi risparmi.

Fisco, come battere definitivamente il Redditometro: la sentenza che ti salva | ecco la prova
Una nuova sentenza della CGT Campania ridefinisce le regole contro il redditometro. Scopri quale prova rigorosa serve per vincere contro il Fisco e tutelare i tuoi risparmi.

Il redditometro, strumento cardine dell’Agenzia delle Entrate per il controllo della capacità contributiva, si conferma una delle armi più affilate del Fisco. Specialmente quando il tenore di vita di un contribuente manifesta una sospetta divergenza rispetto ai redditi dichiarati, l’intervento degli uffici è quasi automatico. Tuttavia, una recente e significativa pronuncia della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Campania, la sentenza 4554/18/2025, offre importanti chiarimenti, delineando con maggiore precisione il rigore dell’onere probatorio richiesto al cittadino per contrastare efficacemente le presunzioni dell’amministrazione finanziaria. Questa decisione rappresenta una vera svolta, offrendo nuove prospettive di difesa.

Il caso emblematico che ha originato tale pronuncia riguarda un contribuente finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate. L’ufficio, incrociando i dati sulla sua capacità di spesa reale, aveva rilevato esborsi ingenti e palesemente non coerenti con il reddito dichiarato. In particolare, si trattava di flussi finanziari destinati al pagamento di premi assicurativi e all’acquisto di pezzi di ricambio per imbarcazioni di lusso. Di fronte a queste “discrasie reddituali”, l’amministrazione aveva prontamente attivato la procedura di accertamento sintetico, ricalcolando induttivamente un reddito complessivo di 267mila euro. Un verdetto contestato, che ha portato il contribuente a impugnare l’atto in appello.

Il potere del fisco e l’onere della prova: cosa dice la legge

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Il fisco tra potere e onere della prova: cosa stabilisce la legge.

 

La facoltà degli uffici finanziari di ricostruire sinteticamente la capacità contributiva di un cittadino trova la sua base giuridica nell’articolo 38 del D.P.R. 600/1973. Questa norma istituisce una presunzione legale relativa: se un soggetto sostiene spese significative, l’ordinamento presume iuris tantum che egli abbia a disposizione un reddito sufficiente a coprirle. È una presunzione forte, ma non inattaccabile, poiché il legislatore offre al contribuente la possibilità di fornire una prova contraria robusta. Per contestare efficacemente l’accertamento, il contribuente deve dimostrare che il finanziamento delle spese sia avvenuto attraverso fonti di reddito non tassabili, quali:

  • Redditi diversi da quelli prodotti nel periodo d’imposta preso in esame;
  • Redditi esenti o legalmente esclusi dalla base imponibile;
  • Somme già soggette a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.

La questione cruciale, su cui si è concentrata l’attenzione della CGT Campania, verte sull’idoneità e la rigorosità di questa prova. Secondo i giudici, per riuscire a contrastare le rilevazioni effettuate con il redditometro, non è sufficiente avanzare una generica allegazione di disponibilità finanziaria. Al contrario, è indispensabile presentare una certificazione rigorosa della natura non reddituale delle somme utilizzate. Il contribuente, nel caso specifico, aveva tentato di giustificare le spese sostenendo che derivassero dalla restituzione di un finanziamento da parte di una società e dai proventi della compravendita di un’imbarcazione posseduta in precedenza. Tuttavia, come vedremo, non tutte le giustificazioni sono state ritenute valide.

La prova rigorosa: quando è accettata e quando no

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Il delicato equilibrio della prova rigorosa: quando è valida, quando no.

 

La sentenza dei giudici campani ha operato una distinzione fondamentale tra le diverse giustificazioni addotte dalla difesa del contribuente, accogliendo solo parzialmente il ricorso in appello. Questa differenziazione è cruciale per comprendere le aspettative del Fisco e della giurisprudenza in materia di onere della prova.

Un esempio di prova accettata riguarda un bonifico di 50mila euro ricevuto da un conto cointestato tra il contribuente e i suoi fratelli. In questo caso, la cointestazione e il vincolo di parentela sono stati ritenuti elementi sufficienti a dimostrare la disponibilità di somme non tassabili. Grazie a questa documentazione chiara, il reddito accertato è stato ridotto da 267mila a 217mila euro, sottolineando l’importanza di rapporti tracciabili e coerenti.

Diversamente, altre prove sono state rifiutate per mancanza di tracciabilità e nesso causale. Un importo proveniente da una Srl di cui il contribuente era socio, sostenuto essere il rimborso di un prestito infruttifero, non è stato accolto. La Corte ha rilevato l’assenza della tracciabilità di andata, ovvero la prova documentale del versamento originario dal socio alla società. Senza di essa, il flusso di ritorno non può essere qualificato come semplice restituzione, ma rischia di occultare una distribuzione di utili “in nero”. Analogamente, la tesi che l’acquisto di una nuova imbarcazione fosse stato finanziato dalla vendita della precedente non ha convinto i giudici. Il contribuente non ha fornito la prova dell’effettivo incasso del prezzo di vendita né, soprattutto, del reimpiego specifico di quelle somme per le spese contestate. La giurisprudenza è chiara: dimostrare la vendita di un bene non equivale a provare che quel denaro sia stato l’unica fonte dell’esborso successivo.

In conclusione, la sentenza n. 4554/18/2025 rafforza un principio fondamentale: nella difesa contro il redditometro, non è sufficiente invocare l’esistenza di risorse non soggette a tassazione. È essenziale dimostrarne la provenienza originaria e la causale specifica. Ogni movimento di denaro non dichiarato, specialmente se finalizzato all’acquisto di beni di lusso o a investimenti significativi, deve essere supportato da atti aventi data certa e da una tracciabilità bancaria impeccabile. Questo rigore nell’onere della prova si configura come lo scudo preventivo più efficace per i contribuenti.