Rebibbia choc | Detenuti al gelo e con muffa: La denuncia che svela l’orrore?
La garante di Roma denuncia condizioni disumane a Rebibbia: sovraffollamento, freddo e muffa. Un’emergenza grave rivelata dai garanti dei detenuti.
La denuncia della garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, affiancata dal garante del Lazio, Stefano Anastasìa, ha squarciato il velo sulle drammatiche condizioni del carcere di Rebibbia. La loro ispezione di due giorni nel nuovo complesso ha rivelato uno scenario allarmante: celle fredde, invase dalla muffa sulle pareti, con infiltrazioni d’acqua e muri scrostati. Un’emergenza, definita dai garanti stessi, che va ben oltre il semplice disagio, toccando la dignità e la salute delle 1.671 persone attualmente detenute, a fronte di soli 1.071 posti disponibili. Questo sovraffollamento, unito alle temperature rigide di questi giorni e alla mancanza di adeguati riscaldamenti, rende la vita all’interno della struttura un vero calvario. La situazione è ulteriormente aggravata dalla paralisi dei lavori per un nuovo padiglione che dovrebbe ospitare 400 posti, fermi in attesa di una nuova gara d’appalto comunale. La relazione dei garanti dipinge un quadro di profonda negligenza e urgenza, richiedendo interventi immediati e risolutivi per garantire condizioni di vita dignitose a chi è privato della libertà.
Celle fatiscenti e sovraffollamento: Un’emergenza strutturale
Sovraffollamento e degrado: l’emergenza strutturale nelle celle.
Le criticità strutturali riscontrate a Rebibbia sono allarmanti. Valentina Calderone ha descritto scenari di “muffa, infiltrazioni, termosifoni che non funzionano o scaldano poco, muri scrostati, mancanza di tavoli e sgabelli”, evidenziando la carenza delle “basi” per una vita dignitosa. Ma la situazione degenera nel “indegno” quando, per mancanza di celle, vengono stipate undici persone in una saletta, originariamente destinata alla socialità, con un solo piccolo bagnetto. Questi spazi, pensati per attività ricreative, vengono così sottratti alla loro funzione, aggravando l’isolamento dei detenuti. La visita dei garanti ha anche permesso di raccogliere decine di testimonianze dirette. Molte riguardano la difficoltà di accesso alle cure mediche, con visite esterne che “saltano” per mancanza di scorta. Storie toccanti come quella di Franco, ottantotto anni, costretto a stare sotto le coperte con cappello di lana e maglioni per difendersi dal freddo intenso, sono un monito potente sulle condizioni inaccettabili in cui vivono i più vulnerabili. Queste testimonianze sottolineano la necessità impellente di un intervento che vada oltre la semplice manutenzione, per ristabilire un livello minimo di umanità e rispetto.
Trasferimenti e promesse: Una gestione al limite
Trasferimenti e promesse: una gestione al limite, sotto la lente d’ingrandimento.
Il sovraffollamento nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso ha raggiunto livelli critici, attestandosi al 156 per cento. Stefano Anastasìa ha spiegato come questa escalation sia stata aggravata dai recenti trasferimenti di detenuti da Regina Coeli, a seguito del crollo di una parte della volta di quest’ultimo. La soluzione d’emergenza, ancora una volta, ha comportato la trasformazione di “stanze della socialità” in celle, dove undici persone vivono “senza servizi igienici adeguati né mobili”. Questo sottolinea una gestione precaria che costringe i detenuti a vivere in condizioni sempre più precarie. I garanti, durante la loro ispezione, hanno riscontrato “una vera e propria emergenza nella gestione” dell’istituto penitenziario. Hanno incontrato la direttrice reggente, Maria Donata Iannantuono, i funzionari dell’area educativa e amministrativa, e i dirigenti della polizia penitenziaria, evidenziando la gravità della situazione. Nonostante gli sforzi, la realtà descritta dai garanti è quella di un sistema al collasso, dove la mancanza di risorse e di pianificazione a lungo termine si traduce in una costante violazione dei diritti fondamentali. La necessità di un intervento organico e strutturale non è mai stata così pressante, per trasformare Rebibbia da simbolo di emergenza a luogo di riabilitazione.
