Scandalo Lazio | La giunta Rocca riconferma: Cosa nasconde il San Michele?

Nonostante l’inchiesta “Amichetti d’Italia”, Giovanni Libanori è riconfermato presidente del San Michele. Un’indagine interna non ha rilevato illeciti, ma le ombre persistono.

Scandalo Lazio | La giunta Rocca riconferma: Cosa nasconde il San Michele?
Nonostante l’inchiesta “Amichetti d’Italia”, Giovanni Libanori è riconfermato presidente del San Michele. Un’indagine interna non ha rilevato illeciti, ma le ombre persistono.

La giunta della Regione Lazio, guidata dal presidente Francesco Rocca, ha deciso di riconfermare Giovanni Libanori per un secondo mandato alla presidenza dell’Azienda di Servizi Pubblici alla Persona (Asp) Istituto Romano San Michele. La notizia, anticipata da Fanpage.it, arriva nonostante le forti polemiche sollevate dall’inchiesta giornalistica “Amichetti d’Italia”, che aveva acceso i riflettori sull’operato dell’ente e sulla sua gestione. Libanori, dirigente di Fratelli d’Italia, fa parte della stessa corrente politica che, secondo l’inchiesta, avrebbe beneficiato di un’estesa rete di appalti e consulenze affidati dall’Istituto a personaggi a essa vicini. Una situazione che aveva inizialmente portato la giunta Rocca a bloccare la riconferma, in attesa di un’indagine interna da parte di una Commissione di Verifica Tecnica. La decisione di Rocca aveva suscitato un’ondata di commenti e un acceso dibattito sull’opportunità di tali nomine, spingendo la maggioranza di centrodestra a procedere con cautela e a incaricare, in via straordinaria, una Commissione di Verifica Tecnica per esaminare a fondo le presunte irregolarità prima di prendere una decisione definitiva sul destino di Libanori.

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La Commissione di Verifica Tecnica, istituita dalla Regione Lazio per esaminare le attività dell’Istituto San Michele, ha concluso i suoi lavori in tempi rapidi, consegnando la relazione già il 18 dicembre scorso. Sebbene il presidente Rocca avesse promesso la pubblicazione dei risultati, il documento non è stato ancora reso pubblico, in attesa delle risposte in Consiglio regionale alle interrogazioni presentate dalle opposizioni. Secondo le ricostruzioni di Fanpage.it, la Commissione non avrebbe riscontrato profili di illegittimità negli atti di Libanori, pur evidenziando alcune criticità.

Uno dei punti più controversi riguardava l’erogazione di decine di migliaia di euro a due ONLUS per progetti che, di fatto, non erano mai stati realizzati. La Commissione, pur prendendo atto della questione, l’avrebbe considerata sanata in seguito alla restituzione del denaro. È fondamentale sottolineare, tuttavia, che tale restituzione è avvenuta solo dopo che Fanpage.it aveva rivelato il caso dei cosiddetti “progetti fantasma”. Un altro aspetto critico rilevato dagli ispettori è l’assenza di un regolamento interno per l’affidamento di incarichi, una carenza comune a diversi enti regionali a cui la giunta Rocca ha ora chiesto di porre rimedio. Questa lacuna normativa, sebbene diffusa in altre realtà controllate dalla Regione Lazio, rappresenta una falla significativa nel sistema di trasparenza e buona amministrazione, lasciando ampi margini a interpretazioni e decisioni discrezionali che possono minare la fiducia del pubblico. La richiesta della giunta Rocca di rimediare a tale mancanza è un passo dovuto, ma l’assenza pregressa di tali norme ha già generato un clima di incertezza.

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L’inchiesta di Fanpage.it “Amichetti d’Italia” non aveva mai parlato esplicitamente di illeciti, bensì sollevato un profondo interrogativo di opportunità politica ed etica. Il tema centrale era la presunta commistione tra l’erogazione di fondi pubblici e gli affari di partito, in particolare l’affidamento di un ingente numero di appalti e consulenze a persone riconducibili allo stesso gruppo politico del presidente Libanori, e al deputato Luciano Ciocchetti, entrambi esponenti di Fratelli d’Italia. Questa situazione, evidentemente, non è stata considerata inopportuna dalla Regione Lazio a guida meloniana.

La riconferma di Libanori, quindi, non è solo una scelta amministrativa, ma un segnale politico forte che, pur rispettando la lettera della legge, potrebbe non soddisfare la sete di chiarezza e integrità che i cittadini si aspettano dalla pubblica amministrazione. La controversia attorno al San Michele e la decisione finale della giunta Rocca continuano a mantenere vivo il dibattito sulla necessità di una netta separazione tra ruoli politici e gestione dei beni comuni, specialmente in enti che operano al servizio della persona. La decisione della giunta Rocca, quindi, non solo conferma una figura controversa, ma sembra anche avallare un modello di gestione che, seppur legalmente ineccepibile, continua a sollevare perplessità riguardo alla sua rispondenza ai principi di massima trasparenza e meritocrazia nella pubblica amministrazione.