Allarme Lazio | Ricette mediche: scadenza anticipata, e ora?

Dal 1° febbraio nel Lazio le ricette mediche scadranno prima. La decisione della giunta Rocca preoccupa: D’Amato parla di “dramma” per i pazienti. Scopri cosa cambia.

Allarme Lazio | Ricette mediche: scadenza anticipata, e ora?
Allarme Lazio | Ricette mediche: scadenza anticipata, e ora?Dal 1° febbraio nel Lazio le ricette mediche scadranno prima. La decisione della giunta Rocca preoccupa: D’Amato parla di “dramma” per i pazienti. Scopri cosa cambia.

Nel Lazio, una decisione della giunta Rocca sta generando notevole preoccupazione tra cittadini e operatori sanitari: dal primo febbraio 2026, la validità delle ricette mediche per visite ed esami specialistici subirà una significativa riduzione. Questa novità, come sottolineato da Alessio D’Amato, consigliere regionale e responsabile Welfare di Azione, rischia di trasformarsi in un “dramma” per i pazienti, aggravando una situazione già critica con l’88% delle prestazioni non garantite nei tempi di legge.

La normativa italiana prevede quattro classi di priorità per le prestazioni sanitarie: urgente (entro 10 giorni), breve (entro 30-60 giorni), differita e programmata, assegnate dal medico curante. Fino ad oggi, la validità standard di una ricetta era di sei mesi (180 giorni). Con le nuove disposizioni, questa durata sarà accorciata, con scadenze differenziate in base alla classe di priorità. Ad esempio, una ricetta per una prestazione “urgente” (classe B), se non effettuata entro 10 giorni, scadrà dopo soli 21 giorni dalla prescrizione.

Cosa implica questo per il cittadino? Chi non riesce a prenotare la prestazione in tempo si troverà di fronte a due strade: o tornare dal medico per ottenere una nuova prescrizione – un evidente aggravio burocratico e di tempo, specialmente per le persone anziane – oppure rivolgersi direttamente al settore privato, sostenendo i costi. Questa è una situazione già vissuta da molti, come nel caso di Lara, che ha dovuto ricorrere a strutture private per ecografie in gravidanza, evidenziando una crescente spinta verso la sanità privata nel Lazio.

Il “bluff” della regione sulle liste d’attesa

Il "bluff" della regione sulle liste d'attesa

Il bluff della regione sulle interminabili liste d’attesa.

 

Alessio D’Amato ha definito la misura della Regione Lazio un vero e proprio “bluff”, una strategia volta a “ripulire” le liste d’attesa in modo fittizio. Il meccanismo è semplice quanto preoccupante: quando un cittadino non riesce a prenotare una visita o un esame entro i termini ridotti di validità della ricetta, la prescrizione scade e viene automaticamente cancellata dal sistema. Di conseguenza, quel paziente non figura più tra le persone in attesa di una prestazione, alterando così i dati ufficiali.

Il controllo sull’efficienza delle regioni in ambito sanitario si basa sul confronto tra le prestazioni richieste e quelle effettivamente prenotate ed erogate. Se una richiesta viene annullata perché la ricetta è scaduta, il numero delle persone in attesa diminuisce artificialmente. Questo permette di comunicare un miglioramento delle performance e una riduzione delle liste d’attesa, quando in realtà la situazione sul campo per i cittadini rimane invariata, o peggiora. Non si tratta di una reale riduzione delle attese, ma di una manovra contabile che sposta il problema senza risolverlo, scaricando il peso della disorganizzazione sul cittadino e sul medico.

D’Amato evidenzia come questa politica spinga inevitabilmente i cittadini verso la sanità privata. Il percorso tipico diventa: prima visita dal medico, ricetta che scade per mancata prenotazione. Seconda visita dal medico, nuova ricetta che scade nuovamente. Dopo diversi tentativi infruttuosi e una crescente frustrazione, molti saranno costretti a pagare di tasca propria per ottenere le cure necessarie, siano esse risonanze, radiografie o ecografie. Il Lazio ha già registrato tra il 2023 e il 2024 un incremento di oltre il 6% della spesa sanitaria privata, il più alto in Italia, dimostrando che il ricorso al privato è spesso una necessità dettata dall’assenza di alternative nel servizio pubblico.

L’impatto diretto su cittadini e medici di famiglia

L'impatto diretto su cittadini e medici di famiglia

L’impatto diretto delle politiche sui cittadini e i medici di famiglia.

 

La riduzione della validità delle ricette non incide solo sulla possibilità dei cittadini di accedere alle cure, ma ha anche un impatto diretto e significativo sulla burocrazia e sul carico di lavoro dei medici di medicina generale. Se prima una prescrizione durava sei mesi, ora la sua validità sarà drasticamente ridotta a 20, 40 o 60 giorni, a seconda della classe di priorità. Questo significa che i medici si troveranno a gestire un numero maggiore di pazienti che torneranno in studio non per nuove patologie, ma per farsi rifare una ricetta scaduta.

L’assenza di una chiara campagna di comunicazione da parte della Regione aggrava ulteriormente la situazione. Molti cittadini, ignari del cambiamento, scopriranno la scadenza anticipata della propria ricetta solo al momento della prenotazione presso lo sportello CUP o il ReCUP. Questo creerà non solo disagi e frustrazione, ma anche un aumento delle code e delle richieste di appuntamento presso gli studi medici, già sovraccarichi. L’onere di spiegare le nuove regole e di riemettere le prescrizioni ricadrà interamente sui medici, sottraendo tempo prezioso alla cura effettiva dei pazienti.

In sintesi, la decisione della giunta Rocca, sebbene presentata forse con l’intento di efficientare il sistema, rischia in realtà di creare un circolo vizioso. Da un lato, genera un miglioramento apparente delle liste d’attesa, dall’altro, costringe i cittadini a ricorrere al privato e accresce la pressione burocratica sui medici. Questo solleva seri interrogativi sull’accesso universale alle cure e sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale nel Lazio, dove l’88% delle prestazioni non è già garantito nei tempi stabiliti. La situazione impone una riflessione urgente sulle reali priorità e sulle soluzioni concrete per garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini.