Tragedia Poliziotto | Ucciso per un Caffè: La Condanna Sconvolge

Nicolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni, morto dopo essere stato aggredito da un badante per un caffè. La Corte d’Assise ha condannato l’aggressore a 21 anni. Scopri i dettagli.

Tragedia Poliziotto | Ucciso per un Caffè: La Condanna Sconvolge
Una richiesta fatale e un verdetto pesanteNicolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni, morto dopo essere stato aggredito da un badante per un caffè. La Corte d’Assise ha condannato l’aggressore a 21 anni. Scopri i dettagli.

La giustizia ha pronunciato la sua sentenza definitiva per l’efferato omicidio di Nicolò Caronia, un anziano ex poliziotto di 94 anni. Martedì 13 gennaio 2026, la Corte d’Assise di Roma ha condannato a 21 anni di carcere per omicidio volontario Nawela Mahagama Rallaage Sachim Kevinda, il badante srilankese di 33 anni. L’accusa ha dimostrato come l’uomo si sia accanito con inaudita violenza sull’anziano che avrebbe dovuto accudire, innescando una tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.

L’aggressione, avvenuta la mattina del 2 giugno 2024, giorno della Festa della Repubblica, ha lasciato Nicolò Caronia in condizioni gravissime, culminate nella sua morte due mesi più tardi, il 27 agosto. La vicenda ha sollevato interrogativi sulla sicurezza degli anziani affidati a terzi e sulla responsabilità di chi dovrebbe garantire la loro incolumità. La sentenza rappresenta un punto fermo in una storia di violenza incomprensibile, che ha visto come vittima un uomo che aveva dedicato la sua vita al servizio dello Stato.

I drammatici momenti dell’aggressione e la reazione del figlio

I drammatici momenti dell'aggressione e la reazione del figlio

I drammatici momenti dell’aggressione e la pronta reazione del figlio.

 

La tragedia si è consumata tra le mura domestiche di Nicolò Caronia, in un giorno che avrebbe dovuto essere di festa nazionale. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, dopo aver fatto colazione, Caronia si era ritirato a letto. Poco prima di pranzo, aveva rivolto al suo badante, Sachim Kevinda, una semplice richiesta: un caffè. Una domanda apparentemente innocua che, inspiegabilmente, ha scatenato una reazione di estrema violenza nel 33enne. Il badante avrebbe iniziato a colpire ripetutamente l’anziano, lasciandolo poi esanime e sanguinante a terra, prima di barricarsi nella sua stanza, indifferente alle gravi condizioni della vittima.

L’allarme è scattato grazie all’intuizione del figlio di Caronia, Fabrizio. Insospettito dal prolungato silenzio del padre al telefono, ha deciso di recarsi personalmente nell’abitazione. Lì ha scoperto la drammatica scena: il padre agonizzante e il badante in stato di ebbrezza. Le manette sono scattate immediatamente per Kevinda. Nicolò Caronia è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove ha lottato per due mesi prima di spegnersi. Il figlio, presente in tutte le udienze del dibattimento, ha scelto di non costituirsi parte civile, motivando la sua decisione con la volontà di assistere all’affermazione della giustizia. “Volevo vedere con i miei occhi che fosse fatta giustizia per un servitore dello Stato. Sono soddisfatto che la legge abbia vinto, non cercavo vendetta,” ha dichiarato Fabrizio Caronia, sottolineando la sua fiducia nelle istituzioni.

Il passato glorioso di Nicolò Caronia e le tensioni in casa

Nicolò Caronia non era un uomo qualunque; aveva dedicato un’intera esistenza al servizio della nazione, vestendo la divisa della polizia. La sua carriera lo aveva portato a Genova e poi a Roma, dove aveva svolto un ruolo significativo in anni difficili per l’Italia. Negli anni Settanta, Caronia aveva partecipato attivamente alle indagini per il sequestro di Aldo Moro, contribuendo alla ricerca del covo delle Brigate Rosse. “Per due mesi non è mai tornato a casa,” ha ricordato con orgoglio il figlio Fabrizio, testimoniando l’impegno e la dedizione paterna. Persino il 2 giugno 2024, nonostante l’età avanzata e le difficoltà fisiche, Caronia aveva mostrato il suo profondo attaccamento alle istituzioni, volendo partecipare alle celebrazioni della Repubblica che aveva servito con onore per tutta la vita.

Il dibattimento processuale ha fatto emergere anche un quadro di convivenza tutt’altro che sereno nell’abitazione dell’anziano. Sarebbe emerso un clima di costante tensione, con l’imputato che, secondo le testimonianze, avrebbe spesso rivolto insulti e provocazioni a Nicolò Caronia. Sembra che il passato da poliziotto dell’anziano infastidisse particolarmente il badante, contribuendo a creare un ambiente ostile e carico di risentimento. Questa tragica storia, iniziata con una semplice richiesta di caffè, si è conclusa con una condanna severa, ritenuta dalla Corte d’Assise di Roma pienamente congrua alla ferocia dell’aggressione e alla gravità del reato commesso.