Crisi Sanità Lazio | Prenotare visite è un incubo: La consigliera Mattia svela il trucco
Liste d’attesa infinite, visite impossibili e statistiche “truccate”: la consigliera Eleonora Mattia denuncia la crisi della sanità nel Lazio. Un diritto negato.
Nel Lazio, l’accesso alle prestazioni sanitarie attraverso il sistema pubblico è diventato un’impresa ardua. Le denunce raccolte da diverse testate giornalistiche, in particolare da Fanpage.it, hanno acceso i riflettori su una situazione preoccupante: donne in gravidanza e bambini in età pediatrica si trovano di fronte all’impossibilità di prenotare visite mediche essenziali entro i tempi prescritti. Questa emergenza ha costretto un numero crescente di cittadini a ripiegare sul privato, sostenendo spese ingenti per vedersi riconosciuto un diritto fondamentale quale la salute, garantito dalla Costituzione italiana.
Di fronte a questa grave criticità, la consigliera del Partito Democratico della Regione Lazio, Eleonora Mattia, ha deciso di intervenire presentando un’interrogazione al presidente Francesco Rocca, che detiene anche la delega alla Sanità. L’obiettivo è fare chiarezza e sollecitare azioni concrete per risolvere le persistenti difficoltà nelle liste d’attesa regionali. La questione non riguarda solo le visite specialistiche generiche, ma si estende a esami cruciali come le ecografie morfologiche per le future mamme o le visite dermatologiche per il controllo dei nei, spesso con tempi di attesa che superano l’anno.
L’interrogazione della consigliera Mattia e i dati “falsati”

Consigliera Mattia: l’interrogazione sui dati ritenuti falsati.
L’interrogazione presentata da Eleonora Mattia evidenzia come, negli ultimi giorni, gli organi di informazione abbiano riportato numerosi episodi di cittadini impossibilitati a prenotare prestazioni sanitarie nei tempi previsti. La consigliera ha citato casi specifici: l’indisponibilità di ecografie morfologiche per donne in maternità, la rimozione di un nevo pericoloso con esame istologico che richiede sette mesi, e la totale assenza di disponibilità per visite dermatologiche con epiluminescenza per tutto il 2026. Questi episodi non sono isolati, ma sembrano essere la punta dell’iceberg di un sistema in affanno.
Un aspetto particolarmente critico sollevato nell’interrogazione riguarda la presunta falsificazione dei dati forniti dalla Regione Lazio in merito al rispetto dei tempi di attesa. Diverse inchieste giornalistiche di novembre hanno documentato come il dato propagandato dalla Regione, un impressionante 96% di rispetto dei tempi, sia in realtà relativo solo a una minima parte delle richieste. La consigliera Mattia spiega che questa percentuale si riferisce unicamente al 12% dei cittadini che non rifiutano le prestazioni proposte dal CUP. Il motivo dei rifiuti? L’eccessiva lontananza della sede indicata, spesso a decine o centinaia di chilometri dalla residenza dell’utente, in un “ambito di garanzia” che coincide con l’intero territorio regionale, rendendo di fatto gli appuntamenti irraggiungibili per la maggior parte delle persone.
Questa pratica porta a una distorsione delle statistiche: se un cittadino rifiuta un appuntamento a lunga distanza, semplicemente “scompare” dalle statistiche, non venendo più conteggiato tra coloro per cui i tempi non sono rispettati. Questo “trucco contabile”, come definito dalla consigliera, porterebbe a un’immagine della sanità laziale ben più rosea di quanto non sia in realtà, con gravi ripercussioni sulla fiducia dei cittadini e sull’effettiva erogazione dei servizi.
Le conseguenze per i cittadini e le azioni future
Le conseguenze sui cittadini e le future azioni per affrontarle.
Le liste d’attesa interminabili e la necessità di spostamenti proibitivi hanno conseguenze dirette e drammatiche per i cittadini. Anziani, persone fragili o con mobilità ridotta sono particolarmente penalizzate, trovandosi nell’impossibilità fisica di raggiungere strutture distanti. Chi non ha la disponibilità economica per ricorrere al privato si trova di fatto negato il diritto alla cura e alla prevenzione, con potenziali gravi conseguenze sulla propria salute a lungo termine. Questa situazione erode la fiducia nel sistema sanitario pubblico e mette a rischio la salute di intere fasce della popolazione.
Ad aggravare ulteriormente il quadro, la deliberazione della Giunta del 23 dicembre 2025, che ha ridotto i tempi di validità delle prescrizioni mediche. Questa misura costringerà i cittadini a tornare più frequentemente dal medico curante per ottenere nuove ricette, aumentando il carico burocratico e alimentando ulteriormente il ricorso al privato. Una decisione che sembra andare nella direzione opposta rispetto alla risoluzione delle criticità esistenti, creando invece nuovi ostacoli per l’accesso alle cure.
L’interrogazione della consigliera Mattia al presidente Rocca mira proprio a questo: capire quali azioni concrete la Regione intenda intraprendere per risolvere queste criticità. È fondamentale che vengano affrontati temi come la trasparenza dei dati sulle liste d’attesa, la disponibilità di appuntamenti in tempi e luoghi ragionevoli, e la revisione delle politiche che ostacolano l’accesso alle cure. Il diritto alla salute non può essere un privilegio per pochi, ma deve essere una garanzia per tutti i cittadini del Lazio. La risoluzione di queste problematiche rappresenta il vero tallone d’Achille della sanità regionale e una priorità assoluta per il benessere della comunità.
