Sgombero choc a Roma | Casale Garibaldi a rischio: Cosa sta succedendo?

Il Casale Garibaldi, storico spazio sociale di Roma est, rischia di perdere l’associazione che lo gestisce da 40 anni. Scopri la storia di questa battaglia e il suo futuro incerto.

Sgombero choc a Roma | Casale Garibaldi a rischio: Cosa sta succedendo?
Casale Garibaldi: Un’istituzione a rischio a Roma estIl Casale Garibaldi, storico spazio sociale di Roma est, rischia di perdere l’associazione che lo gestisce da 40 anni. Scopri la storia di questa battaglia e il suo futuro incerto.

A Roma, non sono solo le occupazioni abusive a essere a rischio. Anche spazi sociali storicamente affidati dalle istituzioni comunali o municipali tramite concessioni si trovano oggi in una situazione precaria. È il caso del Casale Garibaldi, un luogo autogestito dal lontano 1988 nel quartiere di Villa De Sanctis (ex Casilino 23), nel quadrante est della Capitale. L’associazione che da oltre trent’anni si prende cura dell’edificio e del parco circostante non è risultata vincitrice del recente bando per l’assegnazione dello spazio, di proprietà del Municipio V.

La notizia, sebbene la graduatoria dettagliata non sia ancora stata pubblicata, ha colto di sorpresa gli attivisti e l’intera comunità che ruota attorno al Casale. Emiliano Viccaro, membro dell’assemblea che gestisce le attività, ha espresso chiaramente la posizione dell’associazione: “Non vogliamo fare una guerra tra poveri con le associazioni assegnatarie: possono anche meritare uno spazio. Ma non questo”. Per Viccaro, “Togliere Casale Garibaldi significa strappare le radici a una storia che ha reso migliore quel territorio e la città di Roma.” La situazione è grave, e si preannuncia un’opposizione legale, con costi aggiuntivi, in un momento in cui gli sforzi dovrebbero concentrarsi sul welfare, la produzione culturale e l’aggregazione sociale. Un’assemblea pubblica è già stata indetta per discutere del futuro di questo prezioso spazio.

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La storia del Casale Garibaldi affonda le sue radici nell’occupazione di un immobile nel cuore di Roma, tra Torpignattara e Centocelle. Inizialmente, si trattava di un cantiere abbandonato, destinato a diventare un centro culturale pubblico ma i cui lavori erano inspiegabilmente fermi da tempo. Fu allora che si formò un comitato di occupazione, un’iniziativa congiunta di diverse associazioni locali. Tra queste, spiccava quella dedicata a Pier Paolo Pasolini, affiancata da realtà della sinistra diffusa, sia istituzionale che non.

L’obiettivo primario di questa occupazione era chiaro: spingere la Provincia, all’epoca proprietaria dell’immobile, a completare i lavori e a destinare finalmente quello spazio alla comunità. Questa fase di lotta, durata circa un anno e mezzo, si concluse con una significativa vittoria. I lavori furono terminati e lo spazio venne ufficialmente affidato al comitato di occupazione. Da questa esperienza nacque l’Associazione Culturale Casale Garibaldi, che divenne l’interfaccia legale e operativa per tutte le attività svolte all’interno e all’esterno del Casale.

La prima volta che lo spazio fu messo a bando risale al 2011. Questa decisione, secondo Emiliano Viccaro, fu “una scelta figlia del clima politico di quegli anni, segnati dall’ideologia neoliberale, dalla retorica della libera concorrenza e da logiche che hanno indebolito le istituzioni locali e nazionali”. Nonostante il contesto, l’associazione culturale Casale Garibaldi riuscì a vincere quel bando, consolidando così la sua presenza e il suo ruolo di pilastro per il territorio.

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La concessione ottenuta nel 2011 giunse a scadenza nel 2017. Il Municipio, divenuto proprietario, non solo non rinnovò ma non pubblicò neanche un nuovo bando, inviando invece una lettera di intimazione di sgombero. L’intenzione era di riprendere lo spazio per poi assegnarlo, ma il bando promesso non fu mai indetto.

Nonostante l’intimazione, l’associazione continuò a operare come “custode sociale”. Emerse una spaccatura nel Municipio V: mentre gli uffici tecnici intimavano, gli assessori dell’epoca, durante la giunta Raggi, ammettevano che se lo spazio fosse rimasto vuoto sarebbe caduto nel degrado. Questo, per gli attivisti, denota una “incapacità strutturale di governare questi processi“.

Gli anni successivi videro l’applicazione della delibera 140 del 2015, che alterò drasticamente i canoni di concessione. Il Casale, che godeva di un canone agevolato (20% del valore di mercato), si trovò a dover affrontare richieste del 100%, con cifre “insostenibili”. L’associazione si oppose legalmente e vinse in primo grado. A questa battaglia si aggiunsero accuse infondate di abusi edilizi, intimidazioni e persino danneggiamenti notturni. Un episodio particolarmente grave vide coinvolto il figlio di un noto politico che, in presenza della Polizia Municipale, minacciò apertamente lo sgombero dopo aver sabotato l’impianto idrico del Casale. Questi eventi sottolineano la tenacia nel difendere un patrimonio inestimabile per la comunità romana.