Sigarette, schizza il prezzo a 10 euro: Ecco la nuova comunicazione
Un’iniziativa popolare mira ad alzare il prezzo delle sigarette e prodotti da fumo di 5 euro, oltrepassando i 10 euro a pacchetto. Le firme raccolte già superano le aspettative, con l’obiettivo di disincentivare il fumo.
L’incremento proposto non si limiterà alle sole sigarette tradizionali. La legge intende estendersi a un’ampia gamma di prodotti del tabacco, inclusi sigari, tabacco trinciato, sigarette elettroniche e sigarette a tabacco riscaldato. Ciò significa che l’impatto economico sarà sentito da tutti i consumatori di nicotina, indipendentemente dalla loro preferenza di consumo. La mossa è stata accolta con diverse reazioni, ma il suo potenziale impatto sulla salute pubblica è al centro del dibattito.
Promossa da prestigiose organizzazioni come l’AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica), la Fondazione AIRC e la Fondazione Umberto Veronesi, la campagna di raccolta firme è partita con un successo notevole. Solo nelle prime 24 ore dal 23 gennaio 2026, sono state raccolte oltre 8.000 adesioni, evidenziando un forte interesse. Per presentare ufficialmente la proposta di legge al Parlamento, sono necessarie 50.000 firme. Il presidente dell’AIOM, Massimo Di Maio, si è espresso riguardo l’importanza di tale iniziativa per la salute degli italiani.
Salute pubblica: l’obiettivo dietro l’aumento

Salute pubblica: l’obiettivo fondamentale dietro ogni aumento.
L’iniziativa popolare non è solo una questione di prezzo, ma affonda le sue radici profonde nella tutela della salute pubblica. Le organizzazioni promotrici, tra cui l’AIOM e la Fondazione AIRC, sono in prima linea nella lotta contro il cancro e le malattie correlate al fumo. La loro visione è che un aumento significativo del costo dei prodotti del tabacco possa fungere da deterrente efficace, specialmente per i giovani e le fasce di popolazione più vulnerabili, inducendoli a non iniziare a fumare o a smettere.
Il principio alla base è semplice ma potente: rendere il fumo un’abitudine economicamente insostenibile per molti, riducendone così la prevalenza. La Fondazione Umberto Veronesi, da sempre impegnata nella promozione della ricerca scientifica e della prevenzione, supporta questa visione, evidenziando come la leva economica sia uno strumento riconosciuto a livello internazionale per modificare i comportamenti legati al consumo di tabacco. Questa strategia è stata adottata con successo in altri paesi, mostrando una correlazione diretta tra l’aumento dei prezzi e la diminuzione del numero di fumatori.
Massimo Di Maio, presidente dell’AIOM, ha sottolineato come la proposta rappresenti un passo cruciale per la salute degli italiani. L’Italia, come molti altri paesi, affronta ancora sfide significative legate al fumo, che è la principale causa prevenibile di morte e malattia. L’introduzione di un costo maggiore è vista non solo come un modo per diminuire il numero di fumatori, ma anche per generare maggiori risorse da investire nella prevenzione e nella ricerca medica, creando un circolo virtuoso a beneficio dell’intera collettività.
Le reazioni e il percorso verso la legge
Il cammino dalle reazioni sociali alla formulazione della legge.
Come prevedibile, una proposta di tale portata ha generato e continuerà a generare reazioni contrastanti. Da un lato, le associazioni sanitarie e una parte dell’opinione pubblica accolgono con favore l’iniziativa, vedendola come uno strumento fondamentale per la lotta al tabagismo. Dall’altro, i fumatori, soprattutto quelli con abitudini consolidate, manifestano preoccupazione e disagio per l’impatto economico diretto sulle loro tasche. Non mancano le critiche riguardo una potenziale limitazione della libertà personale o il rischio di un incremento del mercato nero, sebbene i promotori considerino questi effetti secondari rispetto all’obiettivo primario di salute.
Il dibattito è acceso e chiama in causa anche aspetti economici più ampi. Se da un lato l’aumento potrebbe ridurre il consumo e, di conseguenza, le entrate erariali derivanti dalle accise sul tabacco, dall’altro si potrebbero registrare benefici a lungo termine per il sistema sanitario nazionale, riducendo i costi legati alle cure delle malattie fumo-correlate. È un bilancio complesso che il Parlamento, se la proposta dovesse arrivare sul suo tavolo, dovrà attentamente valutare.
Il successo della proposta dipenderà ora dalla capacità di raggiungere le 50.000 firme necessarie entro i termini stabiliti. Se l’obiettivo verrà centrato, la proposta di legge d’iniziativa popolare verrà presentata al Parlamento, dove affronterà l’iter legislativo. Sarà interessante osservare come la politica italiana reagirà a questa pressione popolare in favore di una misura così incisiva sulla salute pubblica, e quali saranno le decisioni finali in merito all’aumento del costo dei prodotti da fumo.
