Tor Pignattara esplode contro i minimarket: “Troppi, basta nuove aperture”. Ma il Municipio gela tutti

Tor Pignattara esplode contro i minimarket: “Troppi, basta nuove aperture”. Ma il Municipio gela tutti

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I residenti avviano una raccolta firme per fermare l’arrivo di nuovi minimarket, Fratelli d’Italia porta la proposta in consiglio. L’assessore Ricci frena: “Non possiamo imporre divieti”

Nel cuore di Tor Pignattara monta una protesta che, da settimane, cresce come un’onda: troppi minimarket, troppe aperture ravvicinate e la sensazione, sempre più diffusa tra i residenti, di un quartiere che sta perdendo la propria identità commerciale. Da qui la richiesta forte e diretta: fermare nuove licenze per questo tipo di attività. Una battaglia che, partita dal basso con una raccolta firme, è arrivata dritta in consiglio municipale, accendendo il dibattito politico.

Ma a frenare le aspettative dei cittadini è proprio il Municipio, con l’assessore al Commercio Marco Ricci che chiarisce: “Il problema esiste, ma non è possibile imporre divieti. Le leggi nazionali non ce lo permettono”. Una doccia fredda per chi sperava in un intervento immediato.

A Tor Pignattara, spiegano i promotori della raccolta firme, le attività storiche stanno scomparendo, mentre la presenza dei minimarket continua a crescere senza sosta. Dai dati raccolti dai cittadini emerge un quadro impressionante: oltre 80 minimarket concentrati in appena 2,27 km². In pratica, uno ogni 12,5 metri.

La cifra diventa ancora più imponente se si considerano anche altre attività gestite in gran parte da imprenditori stranieri: 22 caf, 30 call center, 32 casalinghi, money transfer e negozi di telefonia. Un totale di 311 esercizi che, secondo i residenti, superano di sedici volte la media nazionale e di tre volte quella di Roma.

Le vie più colpite? Via della Maranella, via di Torpignattara, via Eratostene e via Francesco Baracca, dove la densità commerciale è tale da far parlare di “saturazione fuori controllo”.

La proposta politica: “Serve un regolamento per fermare le nuove aperture”

La protesta dei residenti è arrivata sul tavolo del consigliere di Fratelli d’Italia Fabio Piattoni, che ha presentato un atto in consiglio municipale chiedendo un freno alle nuove aperture. La proposta prevede la realizzazione di un nuovo regolamento del commercio per Tor Pignattara, da costruire insieme al sindaco Roberto Gualtieri, ai commercianti del quartiere, ai cittadini e alle associazioni di categoria.

Piattoni chiede anche un “dossier sulla saturazione commerciale, sul degrado e sul mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie e urbanistiche da parte di alcuni esercizi”. Una richiesta forte che fotografa il malcontento crescente nel quartiere.

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Il Municipio frena: “Non possiamo limitare le attività, ma possiamo rilanciare quelle storiche”

A rispondere è l’assessore municipale al Commercio Marco Ricci, che pur riconoscendo l’esistenza del problema, chiarisce i limiti dell’azione amministrativa: “Le leggi nazionali non permettono al Municipio di bloccare o limitare specifiche attività commerciali. Possiamo intervenire su altri fronti, ma non imporre divieti”.

Secondo Ricci, una possibile soluzione per contrastare l’omologazione commerciale e sostenere l’identità del quartiere passa dall’incentivare l’imprenditoria giovanile e favorire l’apertura di attività nuove e diverse. Un indirizzo che trova spazio anche in un atto presentato dalla maggioranza, che chiede l’istituzione di un albo delle attività storiche di Tor Pignattara, incentivi economici e fiscali per i negozi di vicinato e controlli più serrati sul rispetto delle norme.

Il Municipio, fa sapere Ricci, ha già sollecitato negli ultimi mesi un aumento dei controlli da parte della polizia locale. E i primi risultati non sono tardati ad arrivare. Proprio a Tor Pignattara, nei giorni scorsi, sono stati sequestrati 111 chilogrammi di frutta e verdura esposti irregolarmente all’esterno di due minimarket.

“Le regole valgono per tutti e devono essere rispettate – dice Ricci –. Stiamo facendo tutto ciò che rientra nelle nostre competenze”.

Intanto, mentre la discussione politica prosegue e i residenti continuano a raccogliere firme, il quartiere resta sospeso tra timore di perdere la propria identità e la frustrazione di non avere strumenti immediati per regolamentare un fenomeno che, da anni, sembra cresciere senza freni.