Recidivi nel mirino, guida senza patente diventa reato | La decisione della Consulta che fa tremare molti automobilisti
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La guida senza patente torna a essere un tema centrale nel dibattito giuridico italiano, soprattutto dopo la decisione della Corte Costituzionale che segna un chiaro cambio di passo verso una linea più rigorosa. La sentenza numero 154 del 2025, depositata il 24 ottobre, ha infatti stabilito che chi viene sorpreso due volte nell’arco di due anni a guidare senza patente commette un reato, confermando la piena rilevanza penale della recidiva infrabiennale. Una scelta che sorprende per la nettezza con cui la Consulta respinge le contestazioni sollevate dal Tribunale di Firenze e che rimette al centro il valore della sicurezza pubblica alla guida.
La Corte ha richiamato l’importanza della tutela dei cittadini, sottolineando come la reiterazione della stessa condotta non rappresenti un semplice dettaglio procedurale, ma l’indicatore di un comportamento socialmente pericoloso. La depenalizzazione del 2016 aveva ridotto il peso di molti reati minori, ma la guida senza patente ripetuta nel biennio rimane per la Consulta un illecito di particolare gravità che richiede una risposta adeguata. È questo il quadro che fa da cornice alla decisione e che impatta direttamente su migliaia di automobilisti e motociclisti.
Perché la recidiva diventa reato: il ragionamento della Corte
Tutto ha origine dal caso esaminato in Toscana, dove il Tribunale di Firenze si era trovato davanti un imputato accusato di aver guidato senza patente per la seconda volta in due anni. Il giudice aveva sollevato dubbi di costituzionalità sull’articolo 116, comma 15, del Codice della Strada, che attribuisce rilevanza penale alla recidiva infrabiennale, sostenendo che tale impostazione creasse una disparità di trattamento tra chi commette la violazione per la prima volta — punita con una sanzione amministrativa — e chi la ripete, per il quale scatta invece la pena detentiva.
Il Tribunale fiorentino riteneva che tale meccanismo introducesse una sorta di responsabilità d’autore, cioè una punibilità basata più sulla personalità dell’individuo che sul fatto concreto, in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione. La Corte Costituzionale ha però respinto in toto questa ricostruzione, chiarendo che la recidiva non è un marchio personale né un giudizio morale sull’individuo, ma una circostanza aggravante legata alla reiterazione della condotta. La scelta di ripetere lo stesso comportamento illecito in un periodo di tempo così breve diventa un indice oggettivo di maggiore colpevolezza e di pericolosità sociale.
Secondo la Consulta, dunque, il passaggio dalla sanzione amministrativa alla pena detentiva non rappresenta un ingiustificato salto punitivo, ma la conseguenza naturale dell’accertamento di un disvalore più elevato. La recidiva nel biennio indica infatti che la prima sanzione non ha avuto alcun effetto deterrente e che il soggetto continua volontariamente a violare la legge, mettendo in pericolo se stesso e gli altri utenti della strada.

Cosa resta penalmente rilevante e perché: la guida senza patente come minaccia sociale
La Corte ha voluto anche chiarire il rapporto tra la sentenza e il decreto legislativo 6 del 2016, con il quale era stata introdotta la grande depenalizzazione delle contravvenzioni punite con la sola pena pecuniaria. Quel provvedimento prevedeva però una distinzione precisa: le condotte aggravate che comportano la possibilità di una pena detentiva, anche alternativa alla multa, non possono essere depenalizzate. È proprio il caso della guida senza patente reiterata, che resta un autonomo reato proprio perché la legge continua a prevedere una possibile reclusione.
Per la Consulta, dunque, non esiste alcuna violazione della delega o dei principi costituzionali. La guida senza patente ripetuta non è una “semplice” dimenticanza, ma una condotta che evidenzia un disprezzo sistematico delle regole, mettendo a rischio la sicurezza stradale e l’incolumità pubblica. Non si tratta solo di mancanza del documento: chi guida senza alcuna autorizzazione non ha superato esami, non ha garanzie di conoscenza del Codice della Strada né dei principi minimi di sicurezza. Un rischio che, se reiterato, diventa intollerabile dal punto di vista dell’interesse pubblico.
La Corte sottolinea inoltre che la recidiva non ha effetti permanenti: trascorsi due anni dalla prima violazione, chi viene sorpreso a guidare senza patente torna a rispondere con una sanzione amministrativa. Questo elemento assicura proporzionalità e impedisce che la recidiva si trasformi in un’etichetta duratura, preservando la finalità rieducativa dell’ordinamento penale.
La sentenza si inserisce infine in una linea interpretativa già espressa più volte dalla Cassazione, che aveva chiarito come la guida senza patente reiterata rappresenti una fattispecie distinta, caratterizzata da maggiore gravità e meritevole di sanzione penale. Ora, con l’intervento della Corte Costituzionale, questa impostazione trova conferma definitiva.
