“Italia troppo povera per fare figli”: l’allarme di Mattarella scuote il Paese: stipendi bassi, zero servizi | così la natalità crolla
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Il tema della natalità non è più una questione statistica, ma un’emergenza nazionale che incide direttamente sulla sopravvivenza economica e sociale dell’Italia. Davanti a una platea di giovani, istituzioni e associazioni riunite agli Stati Generali della Natalità a Roma, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso che ha il peso di un atto d’accusa. Non verso le nuove generazioni, ma verso un sistema che non permette loro di costruire il futuro.
Con parole nette il Capo dello Stato ha descritto un Paese che si sta svuotando soprattutto nelle sue aree più fragili: tra il 2014 e il 2024 i Comuni periferici hanno perso oltre il 6% della popolazione, quelli ultraperiferici quasi l’8%. Una tendenza che colpisce soprattutto Sud e Isole, territori dove la fuga dei giovani è ormai continua e silenziosa.
Mattarella avverte: la natalità non si rilancia con gli slogan, ma con stipendi adeguati, stabilità lavorativa, case accessibili e servizi reali per le famiglie. Un messaggio destinato a segnare il dibattito politico dei prossimi mesi.
Nell’intervento più applaudito, Mattarella ha voluto ribaltare un luogo comune che grava da anni sulle nuove generazioni: “Non sono i giovani ad arrivare tardi. È la società che li costringe a ritardi continui”, ha detto, citando la precarietà, i redditi troppo bassi e l’assenza di servizi che permettano di conciliare vita e lavoro.
In un Paese dove una coppia impiega in media 12 anni per potersi permettere l’acquisto di una casa, e dove quasi il 50% dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con i genitori, il Presidente ha ricordato che la natalità non è una scelta privata, ma un atto sociale, possibile solo se sostenuto dalla collettività.
Una società che invecchia: “I ricchi fanno meno figli”
Il Capo dello Stato ha voluto poi denunciare un paradosso che emerge dai dati: “Laddove i consumi privati sono più alti, si registra minore generatività”. Un segnale di un modello culturale che, secondo Mattarella, merita una riflessione profonda: più benessere individuale non sempre coincide con più futuro.
La società italiana sta invecchiando a un ritmo senza precedenti: i giovani sono ormai la fascia più esigua della popolazione, una dinamica che — ha ricordato — non si vedeva “se non dopo guerre devastanti”. L’allungamento della vita è un successo, certo, ma senza un ricambio generazionale il sistema sociale e produttivo rischia di collassare.

Mattarella legge la Costituzione: “Lo Stato deve aiutare le famiglie, è un dovere”
Per rendere chiara la responsabilità collettiva, Mattarella ha scelto di leggere agli studenti presenti l’articolo 31 della Costituzione, la norma che impone alla Repubblica di agevolare la formazione della famiglia con misure economiche concrete, proteggendo maternità, infanzia e gioventù.
Un richiamo preciso e politico: non un’opinione, ma un obbligo costituzionale finora disatteso, mentre l’Italia scivola a essere uno dei Paesi con meno nascite al mondo.
Il messaggio finale del Presidente è chiaro: senza un intervento strutturale su salari, lavoro stabile, case e servizi, ogni incentivo isolato è destinato a fallire. Perché la natalità non si decreta, si rende possibile.
