Auto clonate dalla Spagna | Smantellata la banda del “maquillage” ai Castelli Romani: 18 veicoli sequestrati
Automobili clonate (Pexels) - NotiziaLocale
Per chi le comprava erano auto perfette: carrozzeria in ordine, tagliandi in regola, documentazione che parlava di una normale importazione dalla Spagna, passata senza problemi per i controlli italiani. In realtà quelle vetture «gemelle» erano il frutto di un sistema di clonazione e riciclaggio costruito nei dettagli: le auto originali continuavano a circolare sulle strade iberiche, mentre le loro copie, ripunzonate e nazionalizzate con carte false, finivano in vendita online a prezzi appetibili, soprattutto nell’area dei Castelli Romani.
A ribaltare il quadro è stata l’operazione Estrella, condotta dagli investigatori della Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Velletri. Un’indagine durata circa cinque mesi che ha portato all’esecuzione di due misure cautelari – una agli arresti domiciliari e una con obbligo di presentazione – e al recupero di diciotto veicoli provento di furto. Un colpo rilevante a un giro criminale capace di trasformare auto rubate in insospettabili “occasioni” di seconda mano.
Tutto nasce da un controllo che, almeno in apparenza, avrebbe potuto chiudersi in pochi minuti: una Jeep Renegade fermata dalla Sottosezione di Polizia Stradale di Roma Sud. Documenti in ordine, provenienza spagnola, nessun elemento che facesse presagire irregolarità. Eppure alcuni dettagli tecnici non convincono la pattuglia. Da lì in avanti, il semplice controllo su strada diventa la scintilla che fa emergere un meccanismo ben più complesso.
Come funzionava il “maquillage” delle auto: codici ripunzonati, documenti spagnoli e vendite online
Approfonditi i primi dubbi, gli investigatori avviano una serie di perizie tecniche sul veicolo e verifiche incrociate presso Agenzia delle Entrate e Motorizzazione. I controlli rivelano che la Jeep Renegade non è affatto quella che risulta dai documenti: i codici identificativi del veicolo sono stati ripunzonati, i dati «ringiovaniti», la procedura di nazionalizzazione costruita su documentazione contraffatta.
Il quadro si completa grazie alla cooperazione internazionale: dai canali ufficiali con le autorità spagnole arriva la conferma che l’auto esiste davvero in Spagna e circola regolarmente con la stessa identità formale. Quella fermata in Italia è, di fatto, la sua copia: una vettura rubata, “ripulita” e rimessa in circolazione con un pedigree finto, difficile da smascherare al primo sguardo.
Seguendo le tracce amministrative e gli incroci di targhe, telai e passaggi di proprietà, gli investigatori risalgono ad altri 17 veicoli immatricolati con modalità analoghe. Tutte le strade portano a un gruppo di soggetti radicati nell’area dei Castelli Romani, che secondo gli inquirenti avevano trasformato la clonazione delle auto in una vera e propria “specializzazione”. La ricostruzione parla di un laboratorio del riciclaggio dove le vetture rubate venivano completamente rielaborate.
Le auto, dopo essere state recuperate dalla criminalità a seguito di furti, venivano sottoposte a un maquillage completo: modifica dei numeri di telaio, interventi sulle centraline elettroniche, sostituzione delle etichette identificative e ricostruzione della storia tecnica del veicolo. Una volta “ripulite” e rese coerenti con una falsa identità, le vetture venivano abbinate a documentazione spagnola, sfruttando il canale dell’importazione per ottenere in Italia targhe e carte di circolazione perfettamente valide.
Con l’ultimo passaggio, quello commerciale, il cerchio si chiudeva: le auto venivano messe in vendita su piattaforme online, con annunci curati e prezzi competitivi, in grado di attirare acquirenti convinti di trovarsi di fronte a un buon affare. Chi comprava, ignaro, si ritrovava alla guida di un veicolo formalmente in regola ma in realtà clonato e provento di furto.

Indagine Estrella, misure cautelari e rischi per gli acquirenti ignari
Con il procedere delle attività investigative, il quadro criminale si è fatto sempre più evidente. La Procura di Velletri, sulla base degli accertamenti svolti dalla Polizia di Stato, ha chiesto e ottenuto l’applicazione di due misure cautelari personali: per uno degli indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari, per un altro l’obbligo di presentazione giornaliera alle autorità. Nel complesso, sono stati recuperati e sequestrati 18 veicoli, tutti riconducibili a furti e a successivo riciclaggio.
L’operazione Estrella non si limita a fotografare un singolo episodio, ma mostra quanto possa essere sofisticato il sistema di chi si occupa di riciclare auto rubate sfruttando canali internazionali e procedure amministrative apparentemente limpide. La nazionalizzazione di vetture con documenti esteri, se gestita in modo fraudolento, diventa uno strumento per immettere sul mercato auto “truccate” difficili da distinguere da quelle genuine.
Il caso riaccende anche i riflettori sui rischi per i cittadini che acquistano veicoli usati, soprattutto quando la trattativa avviene online o al di fuori di canali ufficiali. Un’auto rubata e clonata, una volta individuata dalle forze dell’ordine, può essere sequestrata e sottratta all’acquirente in qualsiasi momento, con conseguenze economiche pesanti per chi ha acquistato in buona fede. Da qui l’invito degli investigatori a prestare particolare attenzione alla provenienza dei veicoli, a verificare con cura la documentazione e a rivolgersi a canali affidabili, chiedendo controlli approfonditi su telaio, targa e storico del mezzo.
L’operazione Estrella dimostra come, a volte, un semplice controllo su strada possa inceppare un ingranaggio criminale rodato, facendo emergere una catena di irregolarità che si estende ben oltre la singola vettura. Per gli inquirenti, il lavoro prosegue ora sul fronte patrimoniale e documentale, per ricostruire nel dettaglio i flussi di denaro e le responsabilità di ciascun soggetto coinvolto. Per gli automobilisti, resta la lezione di fondo: dietro l’“affare imperdibile” trovato sul web può nascondersi un’auto che, da un giorno all’altro, rischia di rivelarsi per ciò che è davvero: il frutto di un maquillage criminale.
