Latina, le foto del corpo di Patricia finite nelle chat: i familiari in sit-in davanti al Tribunale chiedono giustizia

Latina, le foto del corpo di Patricia finite nelle chat: i familiari in sit-in davanti al Tribunale chiedono giustizia

Patricia Masithela (Fonte:Social)

Davanti al Tribunale di Latina i familiari di Patricia Masithela, la 26enne di origine sudafricana sbranata dai cani a inizio anno al Piccarello, hanno organizzato un sit-in per chiedere giustizia dopo la diffusione sulle chat delle immagini del suo corpo senza vita.

La vicenda che ha sconvolto la città non si è fermata alla tragedia dell’aggressione. Nei mesi successivi alla morte della giovane, alcune fotografie del suo corpo martoriato hanno iniziato a circolare in vari gruppi WhatsApp, oltre i confini del Lazio, trasformando un fatto già drammatico in un caso di profonda violazione della dignità della vittima. Per questo i parenti hanno deciso di scendere in piazza Bruno Buozzi, davanti al palazzo di giustizia, con cartelli e striscioni, per chiedere che chi ha scattato e diffuso quelle immagini venga individuato e perseguito.

I familiari ricordano di avere presentato mesi fa una denuncia formale in Procura per vilipendio di cadavere, con l’aggravante dell’oscenità, e revenge porn, visto che Patricia era parzialmente svestita nelle foto. A cinque mesi dal deposito dell’atto, però, lamentano di non avere avuto risposte né segnali concreti sull’avvio di un’inchiesta. Da qui la decisione di manifestare apertamente, per impedire che il caso finisca nel silenzio e che la memoria della giovane venga ancora infangata.

Chi era Patricia e come si è arrivati al sit-in davanti al Tribunale di Latina

Patricia Masithela aveva 26 anni, era di origine sudafricana e viveva a Latina. All’inizio del 2025 è stata sbranata e uccisa dai cani in una villetta nella zona del Piccarello, alle porte della città. La ricostruzione parla di un’aggressione violentissima, avvenuta all’interno del giardino, da parte di cani di grossa taglia – un incrocio tra razza corso, pitbull e i loro cuccioli – che non le hanno lasciato scampo. Trasportata in condizioni gravissime in ospedale, è morta poco dopo per le ferite riportate.

Quando la famiglia stava ancora cercando di elaborare il lutto, è arrivato un nuovo shock: le immagini del corpo senza vita di Patricia hanno iniziato a comparire su diversi telefoni. Secondo quanto riferito dai parenti, le foto sarebbero state scattate tra il luogo dell’aggressione, l’ambulanza e il pronto soccorso, in momenti in cui la ragazza era completamente indifesa e affidata alle cure dei soccorritori. Gli scatti, dicono i familiari, ritraggono Patricia seminuda e visibilmente segnata dai morsi dei cani, trasformando una tragedia privata in materiale condiviso con leggerezza nelle chat.

La famiglia racconta di avere scoperto la circolazione di queste immagini solo a distanza di tempo, quando alcune persone hanno riferito di averle ricevute in gruppi WhatsApp. A quel punto i parenti hanno raccolto il materiale e si sono rivolti a un legale, che li ha assistiti nella presentazione della querela. Nella denuncia sono stati indicati i reati ipotizzati e allegati gli scatti rintracciati, con la richiesta di verificare chi abbia avuto accesso al corpo di Patricia in quei momenti e chi abbia avviato la catena di condivisione.

Le accuse su foto e chat, la denuncia in Procura e la richiesta di rispetto per la vittima

Il sit-in di oggi nasce proprio dall’amarezza per l’assenza, secondo i familiari, di risposte concrete da parte delle istituzioni. I parenti sottolineano che, nonostante la denuncia per vilipendio di cadavere e revenge porn, non risulta ancora aperta un’inchiesta visibile o un’individuazione dei responsabili. Per questo hanno deciso di rendere pubblica la loro protesta, chiedendo che la Procura chiarisca cosa stia accadendo e quali passi siano stati compiuti per risalire alla fonte delle immagini.

Nel mirino della famiglia ci sono soprattutto le condizioni in cui quelle foto sarebbero state scattate: gli scatti, stando alle loro ricostruzioni, non possono provenire da persone qualunque, ma da qualcuno che si trovava in prossimità del corpo di Patricia subito dopo l’aggressione o durante il trasporto in ospedale. I parenti chiedono che vengano ascoltati tutti coloro che erano presenti in quei momenti – personale sanitario, soccorritori, operatori – per stabilire chi abbia avuto la possibilità materiale di fotografare la giovane e come quelle immagini siano finite in decine di chat private in tutta Italia.

Durante il presidio davanti al Tribunale, parenti e amici hanno esposto cartelli e striscioni con il nome di Patricia, chiedendo “rispetto” e “giustizia” per la ventiseienne. Il messaggio che vogliono far arrivare è chiaro: la tragedia dell’aggressione dei cani è già stata un dolore enorme, ma la diffusione delle foto ha aggiunto un ulteriore strazio, perché ha trasformato il corpo della ragazza in oggetto di morbosa curiosità. Per questo i familiari insistono sulla necessità di riconoscere la gravità di quanto accaduto, ricordando che scattare e condividere immagini di una persona appena deceduta non è solo una violazione morale, ma un reato previsto dal codice penale.

Con il sit-in a Latina, la famiglia di Patricia chiede che la memoria della giovane venga difesa, che le indagini facciano chiarezza su chi ha scattato e diffuso quelle foto e che episodi del genere non vengano più trattati come semplici “sviste” digitali. La loro richiesta è che si stabilisca un principio netto: anche nell’era delle chat e dei social, il rispetto della dignità delle vittime viene prima di tutto, e chi infrange questo limite deve essere chiamato a risponderne. In gioco, ripetono i parenti, non c’è solo il ricordo di Patricia, ma il confine tra il diritto di cronaca e la tutela assoluta della dignità di chi non può più difendersi.