Scandalo Hines | Progetto Roma sotto accusa: Scopri chi finanzia

Blitz a Roma: Hines, concessionaria degli Ex Mercati Generali, sotto accusa per legami finanziari con una società israeliana coinvolta nel conflitto. La protesta infiamma la Capitale.

Scandalo Hines | Progetto Roma sotto accusa: Scopri chi finanzia
Blitz a Roma: Hines, concessionaria degli Ex Mercati Generali, sotto accusa per legami finanziari con una società israeliana coinvolta nel conflitto. La protesta infiamma la Capitale.

Venerdì 9 gennaio 2026, l’area degli Ex Mercati Generali di via Ostiense a Roma è stata teatro di un’azione dimostrativa di forte impatto. Un gruppo di attivisti e attiviste, provenienti da vari collettivi del quartiere Garbatella, è entrato nell’area dismessa, esponendo striscioni eloquenti e bandiere palestinesi. Il messaggio veicolato era inequivocabile: “Capitali che uccidono altrove investono qui“. L’azione mira a denunciare la presunta complicità di Hines, la società che tramite l’acquisizione di SCO Srl ha ereditato la concessione sessantennale sull’area, con quello che gli attivisti definiscono il “genocidio in Palestina”.

Secondo quanto dichiarato dai manifestanti in un comunicato stampa, Hines avrebbe ricevuto nel settembre 2021 un investimento di ben 108 milioni di dollari da Menora Mivtachim, una delle più grandi compagnie assicurative israeliane. Questa compagnia, sempre secondo gli attivisti, avrebbe “comprovate responsabilità” nel contesto del conflitto palestinese, rendendo il legame finanziario tra Hines e Menora Mivtachim il fulcro della contestazione.

Le accuse degli attivisti: Il ruolo di Menora Mivtachim

Le accuse degli attivisti: Il ruolo di Menora Mivtachim

Il ruolo di Menora Mivtachim al centro delle accuse e critiche degli attivisti.

 

Il cuore della contestazione si concentra sulla natura degli investimenti e sui presunti legami di Menora Mivtachim. Gli attivisti hanno evidenziato come 88 milioni di dollari siano stati investiti nell’Hines European Value Fund 2, con ulteriori 20 milioni di dollari provenienti da investitori israeliani privati. Hines stessa, in passato, aveva espresso soddisfazione per tali accordi, promettendo di rafforzare i legami con investitori istituzionali e privati in Israele per i suoi fondi immobiliari globali.

Tuttavia, il comunicato degli attivisti va oltre, puntando il dito contro quelle che definiscono le “dimenticanze” di Hines e del Comune di Roma. Menora Mivtachim, si legge, sarebbe direttamente coinvolta nella promozione di progetti di edificazione, espansione e sfruttamento delle risorse naturali nei Territori Occupati in Cisgiordania. L’azienda deterebbe i diritti sulla proprietà di terreni “sottratti illegalmente” alla popolazione palestinese, usandoli come garanzia.

Non solo: Menora Mivtachim beneficerebbe anche di numerose partecipazioni in società a loro volta responsabili nel “genocidio del popolo Palestinese”. Queste aziende sarebbero coinvolte nella fornitura di energia, servizi di logistica e sicurezza al Ministero della Difesa, all’Esercito e alla Polizia israeliane, configurando un quadro di presunta complicità estesa che gli attivisti intendono portare alla luce.

Il progetto degli Ex Mercati e la reazione del Campidoglio

L’azione degli attivisti si inserisce nel più ampio contesto del progetto di massiccio rinnovamento urbano previsto per l’area degli Ex Mercati Generali. Il piano include la costruzione di uno studentato privato con duemila posti letto, con un costo stimato di mille euro al mese per camera. La Convenzione integrativa tra Roma Capitale e Hines, che ha assegnato al fondo d’investimenti il progetto di rigenerazione dell’area dismessa, è stata firmata il 10 novembre 2025.

Questa decisione aveva già sollevato ampie proteste da parte di vari comitati locali, spingendo il Campidoglio a istituire tavoli tecnici di confronto con il territorio. Questi tavoli, previsti per le prossime settimane, dovrebbero discutere possibili modifiche in fase progettuale o persino la revoca della convenzione stessa. Gli attivisti, in questo scenario, rincarano la dose, affermando che “Il Comune di Roma non può intrattenere rapporti con chi è complice del genocidio“.

Calando una grande bandiera palestinese da una delle gru nell’area abbandonata da vent’anni, i manifestanti hanno ribadito che il Comune ha il “dovere di rappresentare la volontà dei suoi cittadin*” e di non stipulare accordi con fondi da cui traggono guadagno aziende complici di “crimini contro l’umanità”. A loro avviso, il rifiuto del Comune di richiamare Hines alle sue responsabilità lo renderebbe non solo connivente, ma perseguibile per il reato di complicità in genocidio, un’accusa estremamente grave che sottolinea la determinazione del movimento.