Pensione 2026: Fino a 440€ e arretrati INPS: Ecco chi festeggia
Grandi novità per i pensionati nel 2026! Scopri come la riforma fiscale e l’incremento al milione portano aumenti fino a 440 euro e arretrati INPS. Non perdere i dettagli!
L’inizio del 2026 ha presentato sfide inaspettate per milioni di pensionati italiani. A causa di rallentamenti burocratici, l’INPS non è riuscita a integrare tempestivamente le nuove misure migliorative previste dalla Legge di Bilancio. Le procedure di calcolo si sono chiuse prima dell’approvazione definitiva della manovra, creando un disallineamento tra i diritti acquisiti e le erogazioni effettive. Gennaio si è concluso con un quadro parziale, dove gli aumenti standard legati alla perequazione si sono spesso scontrati con i conguagli fiscali di fine anno, generando incertezza.
La data cruciale per la risoluzione di questi disguidi è lunedì 2 febbraio 2026. Secondo le informazioni relative all’aggiornamento dei sistemi gestionali dell’Istituto, a partire da questa data i pensionati dovrebbero finalmente vedere applicati i nuovi parametri di calcolo per la pensione netta. Questo includerà anche il saldo degli arretrati relativi alla mensilità di gennaio, che non era stata corrisposta con i parametri aggiornati.
La rimodulazione Irpef: chi vede l’aumento

La rimodulazione Irpef: ecco chi vedrà un aumento delle tasse.
Uno degli elementi centrali della riforma fiscale del 2026 è la rimodulazione degli scaglioni IRPEF, pensata per alleggerire la pressione tributaria sul ceto medio. L’intervento principale si concentra sulla fascia di reddito annuo che va dai 28.000 ai 50.000 euro. Per questa porzione di imponibile, l’aliquota fiscale è stata ridotta, passando dal 35% al 33%. È importante sottolineare che questo risparmio netto del 2% non si applica indiscriminatamente. La normativa introduce infatti un tetto di 200.000 euro annui, superato il quale la riduzione della detrazione per redditi da pensione va a neutralizzare e annullare il beneficio, rendendo la misura inefficace per i redditi elevatissimi.
La traduzione di questa variazione percentuale in cifre concrete permette di valutare l’impatto reale. Il risparmio viene calcolato esclusivamente sulla quota di pensione che eccede i 28.000 euro. Di conseguenza, chi percepisce un assegno annuo di esattamente 28.000 euro (circa 2.153 euro lordi mensili) non registrerà alcun incremento, poiché non rientra nella base imponibile agevolata.
Salendo nella scala dei redditi, l’aumento diventa progressivamente più significativo. Per una pensione annua di 30.000 euro (circa 2.307 euro lordi al mese), la base tassata al 33% è di 2.000 euro, generando un risparmio annuo di 40 euro, con un incremento mensile di 3,08 euro. L’effetto si fa più tangibile per chi supera i 3.000 euro lordi mensili: un reddito di 40.000 euro annui (3.076 euro mensili) vedrà una quota di 12.000 euro beneficiare dello sgravio, portando 240 euro extra all’anno, pari a circa 18,46 euro al mese.
Il beneficio massimo si ottiene per chi raggiunge i 50.000 euro annui (un assegno di circa 3.846 euro lordi mensili). In questo scenario, l’intera fascia dei 22.000 euro intermedi beneficia del taglio del 2%, producendo un risparmio complessivo di 440 euro annui. L’aumento sul cedolino mensile sarà quindi di 33,85 euro. Considerando che a febbraio verranno corrisposti anche gli arretrati di gennaio, questi pensionati riceveranno un accredito aggiuntivo una tantum di circa 67 euro totali, per poi stabilizzarsi sull’aumento mensile ordinario.
L’incremento al milione e gli altri beneficiari
L’incremento al milione e gli altri beneficiari: tutte le novità.
Oltre alla revisione dell’IRPEF, la Manovra 2026 introduce modifiche anche sul fronte del contrasto alla povertà previdenziale, potenziando il cosiddetto “incremento al milione”. Questa disposizione stabilisce un aumento del valore di riferimento della maggiorazione di 20 euro mensili, portandola dalla base di 135 euro a quella di 155 euro. È fondamentale specificare che questa misura non è rivolta a tutti i pensionati, ma è strettamente legata a specifici requisiti anagrafici e contributivi.
I principali destinatari sono i titolari di trattamenti minimi, di Assegno Sociale e di pensioni di invalidità civile totale (100%). Per i pensionati ordinari, il diritto a questa maggiorazione scatta generalmente al compimento dei 70 anni. Tuttavia, è prevista la possibilità di anticipare questo traguardo fino a 65 anni, con un anno di anticipo per ogni cinque anni di contribuzione versata. Per i percettori di invalidità civile, la maggiorazione è accessibile già al compimento della maggiore età.
Grazie a queste integrazioni, l’importo massimo percepibile per queste prestazioni assistenziali e previdenziali integrate raggiunge i 770 euro mensili. Anche in questo caso, la mancata applicazione dell’incremento nel mese di gennaio verrà sanata con il pagamento dei 20 euro di arretrato contestualmente alla mensilità di febbraio, assicurando che i beneficiari ricevano quanto dovuto.
