Re auto lusso | Reddito minimo: Sequestro 9 milioni

Alessandro Agresti, il “re delle auto di lusso”, subisce un maxi sequestro da 9 milioni. Dichiarava un reddito da “povero” ma ostentava Porsche e Ferrari. Scopri l’inchiesta.

Re auto lusso | Reddito minimo: Sequestro 9 milioni
Il re delle supercar sotto indagineAlessandro Agresti, noto nel mondo delle auto di lusso, si trova al centro di un’inchiesta che ha scosso il settore. Un maxi sequestro da 9 milioni di euro è stato disposto dalla procura di Latina a suo carico, con accuse gravi di autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Il caso è emblematico di una vita ostentata tra Porsche e Ferrari, in netto contrasto con i redditi dichiarati.

Alessandro Agresti, il “re delle auto di lusso”, subisce un maxi sequestro da 9 milioni. Dichiarava un reddito da “povero” ma ostentava Porsche e Ferrari. Scopri l’inchiesta.

L’imprenditore, classe ’86 e originario di Torre del Greco ma da tempo residente nella pianura pontina, gestisce diverse società immobiliari e concessionarie di quelle che lui stesso definisce “super car”. La contraddizione tra le sue affermazioni intercettate al telefono – “Porsche e Ferrari, non compro altri marchi, capisci? Ho preso un Carrera 4 S Cabrio, un Gts” – e un profilo fiscale decisamente più modesto ha acceso i riflettori degli investigatori.

Secondo la giudice per le indagini preliminari di Latina, Barbara Cortegiano, e il sostituto procuratore Giuseppe Miliano, Agresti avrebbe costruito una “traiettoria criminale ascendente” volta a celare un patrimonio illecito attraverso una complessa rete di interposizioni fittizie di beni e società. Questo modus operandi ha portato al sequestro del suo intero patrimonio per un valore considerevole.

La rete delle interposizioni e le indagini

La rete delle interposizioni e le indagini

La rete delle interposizioni, un intricato schema sotto la lente delle indagini.

 

L’esecuzione del decreto di sequestro è avvenuta ad opera dei carabinieri del nucleo investigativo di Latina e ha coinvolto, oltre ad Alessandro Agresti, altre tre persone gravemente indiziate di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. Tra gli indagati figurano la moglie di Agresti, Mery Teresina De Paolis, e il padre, Maurizio Agresti, entrambi accusati di essere delle “teste di legno” nell’intricata struttura societaria. Un altro indagato, Cristiano Di Nuzzo, avrebbe avuto intestati altri beni ora oggetto di sequestro.

Le indagini hanno evidenziato un quadro patrimoniale “fortemente sospetto e incongruente”, come si legge negli atti del sequestro. L’incrocio sistematico di dati bancari, reddituali e catastali ha rivelato disponibilità economiche e investimenti del tutto incompatibili con i redditi ufficialmente dichiarati dal gruppo. In particolare, per Alessandro Agresti, le risorse reddituali formali tra il 2011 e il 2023 sono risultate insufficienti per l’acquisto e il mantenimento dei beni di lusso nella sua disponibilità.

Il confronto ha messo in luce un “saldo negativo crescente” anno dopo anno, con entrate ufficiali a malapena sufficienti a coprire le spese di sussistenza. Il sequestro di beni per 9 milioni di euro, che include immobili, società, circa 100 auto di lusso e conti correnti, è stato ritenuto indispensabile. La procura teme infatti che l’intestazione fittizia delle società possa continuare a occultare beni, sottraendoli a possibili misure statali e falsando la concorrenza nel mercato locale attraverso il reinvestimento di proventi illeciti.

Le intercettazioni rivelatrici e i precedenti

Le intercettazioni rivelatrici e i precedenti

Le intercettazioni che svelano la verità e i precedenti.

 

Le conversazioni intercettate offrono uno spaccato significativo sul modo di fare affari di Agresti. In un’occasione, discutendo l’acquisto di una Porsche Gts con un altro imprenditore, Agresti dichiarava: “A 175.000, è vero che prima l’avevo venduta a 150000, ma ora gli ho dato una permuta e sono tutti assegni, quindi, che l’ho pagato 25.000 euro in più, sì, ma gli ho dato tutti assegni a babbo morto…”. Questa frase suggerisce operazioni finanziarie complesse e potenzialmente opache, volte a mascherare i reali movimenti di denaro.

Il curriculum di Alessandro Agresti non è esente da macchie. Già nel 2012 era stato condannato in via definitiva per estorsione a danno di due donne, e annovera ulteriori denunce per truffe e riciclaggio. Questa “traiettoria criminale” è stata un elemento chiave che ha spinto gli inquirenti a indagare più a fondo sulla sua attività. La struttura organizzativa delle società a lui riconducibili, pur non mostrando una logica imprenditoriale lecita apparente, si è rivelata perfettamente coerente con la “finalità illecita di schermare” il suo ingente patrimonio.

L’intera vicenda getta luce su come il lusso sfrenato e la ricchezza ostentata possano talvolta nascondere una fitta rete di illeciti, compromettendo la legalità economica e la trasparenza del mercato. Il sequestro milionario rappresenta un colpo significativo a un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe prosperato nell’ombra, sfidando le regole della finanza e della giustizia.