Addio imu, sulla seconda casa non lo devi più pagare | È ufficiale
La Corte Costituzionale e la Cassazione hanno chiarito le regole IMU: addio al pagamento sulla seconda casa se i coniugi risiedono in immobili separati. Non più vincolo di nucleo familiare unito.
Per anni, la disciplina dell’IMU ha generato controversie significative, soprattutto per quanto concerneva la definizione di abitazione principale e i requisiti necessari per ottenere l’esenzione. In base alla normativa precedente e all’interpretazione giurisprudenziale, per beneficiare di questa agevolazione era imprescindibile che l’intero nucleo familiare del proprietario avesse stabilito sia la residenza anagrafica che la dimora abituale nello stesso immobile. Questa impostazione creava situazioni complesse: ad esempio, se una coppia di coniugi manteneva residenze e dimore separate in due distinti immobili, anche se situati nello stesso Comune, l’esenzione IMU poteva essere applicata solamente a una delle due abitazioni, lasciando l’altra soggetta all’imposta.
Questo scenario è radicalmente mutato grazie all’intervento della Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 209, depositata il 13 ottobre 2022, la Consulta ha ridefinito i criteri per l’esenzione IMU dell’abitazione principale. La Corte ha stabilito che, ai fini dell’esenzione, per “abitazione principale deve intendersi l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”. Questa pronuncia ha rappresentato un punto di svolta, contestando l’idea che l’agevolazione IMU fosse applicabile solo nel caso in cui l’immobile fosse la residenza principale dell’intero nucleo familiare.
La conferma dalla Cassazione e le nuove tutele per le coppie

La Cassazione conferma e introduce nuove tutele legali per le coppie.
La storica decisione della Corte Costituzionale è stata ulteriormente rafforzata e confermata dalla Corte di Cassazione. Con la recente ordinanza n. 4292/2025, i giudici della Cassazione hanno consolidato i criteri interpretativi già elaborati dalla Consulta. Questo significa che non è più un requisito obbligatorio che il nucleo familiare conviva nello stesso immobile affinché entrambi i coniugi possano usufruire dei benefici fiscali. Tale evoluzione normativa consente alle coppie che, per diverse esigenze personali o lavorative, vivono in abitazioni distinte, di richiedere l’esenzione IMU per ciascuna delle due proprietà. È un passo significativo verso una maggiore flessibilità e adattabilità alle moderne dinamiche familiari e professionali.
Questa interpretazione non solo semplifica la vita di molte coppie, ma contribuisce anche a ridurre i potenziali contenziosi con i Comuni. In passato, era frequente che le amministrazioni locali contestassero la richiesta di esonero dal pagamento, classificando come “seconda casa” l’immobile in cui non risiedeva l’intero nucleo familiare. Ora, con le direttive chiare fornite sia dalla Corte Costituzionale che dalla Cassazione, tali contestazioni dovrebbero diminuire drasticamente, garantendo una maggiore certezza del diritto ai contribuenti e semplificando le procedure per l’applicazione dell’esenzione.
Come dimostrare il diritto all’esenzione: oltre la mera dichiarazione
Non basta dichiarare l’esenzione: serve dimostrarla con prove concrete.
Un aspetto cruciale per beneficiare dell’esenzione IMU è la dimostrazione effettiva della dimora abituale. Non è sufficiente una semplice dichiarazione; è necessario provare che la residenza sia effettiva e non meramente formale. La giurisprudenza ha spesso considerato i consumi delle utenze a rete (luce, acqua, gas) come un parametro utile (si veda Cass. n. 8627/2019).
Tuttavia, le interpretazioni si evolvono. La Corte di Giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia, con la sentenza n. 432 del 10 febbraio 2025, ha stabilito che scarsi consumi non bastano a revocare l’agevolazione. La Corte ha sottolineato come i consumi debbano essere contestualizzati. Nel caso esaminato, un contribuente in un alloggio condominiale senza utenza gas, con ridotti consumi elettrici giustificati dal lavoro (presente solo nei weekend), ha visto riconosciuto il suo diritto. Il fabbricato garantiva riscaldamento e acqua calda centralizzati, eliminando necessità di contratto gas, e in cucina si usavano piani a induzione.
In sintesi, per ottenere l’esenzione dall’IMU non basta dichiarare di abitare nell’immobile; è indispensabile fornire prove concrete di una presenza stabile. Oltre all’iscrizione anagrafica, il Comune richiederà documenti che attestino l’effettiva dimora abituale. La richiesta deve essere presentata al Comune competente, che procederà a verifiche accurate, inclusi potenziali controlli sui consumi, per accertare la veridicità della residenza e garantire la corretta applicazione dell’agevolazione.
