Gelo nelle aule | Roma e Lazio: studenti con cappotti. Qual è la verità?

Rientro in classe glaciale a Roma e nel Lazio: studenti in sciopero contro il freddo nelle aule. Caldaie rotte e termosifoni spenti negano il diritto allo studio.

Gelo nelle aule | Roma e Lazio: studenti con cappotti. Qual è la verità?
Rientro glaciale a scuola: studenti in protesta contro il freddoRientro in classe glaciale a Roma e nel Lazio: studenti in sciopero contro il freddo nelle aule. Caldaie rotte e termosifoni spenti negano il diritto allo studio.Il rientro dalle vacanze natalizie si è rivelato gelido per migliaia di studenti e studentesse di Roma e del Lazio. Dal 7 gennaio 2026, data di riapertura delle scuole, molti non hanno potuto togliersi sciarpe e giubbotti, costretti a seguire le lezioni in aule dove la temperatura si attesta ben al di sotto dei 18 gradi, la soglia minima consentita dal decreto ministeriale del 18 dicembre 1975. Questa situazione intollerabile ha scatenato una serie di scioperi spontanei e proteste, che denunciano non solo il disagio immediato ma anche una più ampia problematica legata all’edilizia scolastica e ai mancati investimenti. “Studiare al freddo significa negare il diritto allo studio e alla salubrità”, affermano con forza i rappresentanti studenteschi, mobilitandosi contro un problema che pare diffuso e sistematico.

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Le segnalazioni di scuole al freddo provengono da numerosi istituti in tutta la regione. A Roma, licei come l’Enzo Rossi, il Pilo Albertelli e il Pacinotti-Archimede hanno visto gli studenti affrontare temperature inadeguate. La situazione si aggrava in alcuni casi per problemi strutturali: al liceo Niccolò Machiavelli, ad esempio, gli studenti sono costretti a fare lezione con le finestre rotte, mentre al Plinio Superiore si è verificato il crollo di un pezzo di soffitto. Una delle situazioni più gravi è stata registrata nell’Istituto Via Silvestri, dove ha sede il liceo Malpighi. Qui, come racconta Riccardo Virgili, coordinatore provinciale della Rete degli Studenti Medi di Roma, la caldaia si è rotta a causa di allagamenti frequenti nel locale interrato che la ospita, lasciando gli studenti senza riscaldamento per giorni. Anche fuori dalla Capitale, il quadro non migliora: a Bracciano, i termosifoni dell’istituto Luca Paciolo erano spenti, mentre al liceo Isabella D’Este di Tivoli è stata disposta la didattica a distanza. A Viterbo, presso il liceo Mariano Buratti, alcuni studenti hanno rilevato temperature di soli 14 gradi, vedendosi persino requisire i termometri dalla dirigente scolastica.

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La problematica delle scuole al freddo non è un fenomeno isolato al Lazio, ma riflette un trend nazionale preoccupante. Un’indagine condotta da Skuola.net rivela che ben otto studenti su dieci hanno sofferto il freddo al rientro in classe, con la situazione peggiorata per sei di questi dopo le festività. Questa emergenza ha catalizzato l’azione dei sindacati studenteschi. L’Unione degli Studenti ha pubblicato una “Guida contro il freddo nelle scuole”, invitando a monitorare le temperature e ad organizzare forme di protesta in caso di irregolarità. Parallelamente, la Rete degli Studenti Medi ha lanciato la campagna “Fa un ca**o di freddo”. Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, sottolinea: “Il rientro a scuola dopo le vacanze sta mostrando in modo brutale il fallimento delle politiche sull’edilizia scolastica, tra impianti malfunzionanti e strutture inadeguate su tutto il territorio nazionale. Ci troviamo di fronte al risultato di anni di disinvestimento e di scelte politiche miopi che continuano a sacrificare l’istruzione”. Gli studenti chiedono a gran voce investimenti immediati e strutturali per garantire ambienti di apprendimento salubri e funzionali, ribadendo che la possibilità di studiare in condizioni adeguate è un diritto inalienabile.