Rivoluzione Scuola, da quest’anno cambio totale: Addio alle vecchie materie
Da settembre, la scuola italiana cambia volto: Valditara firma le nuove Indicazioni Nazionali. Storia occidentale e classici al centro per rafforzare identità e favorire integrazione.
Dopo quasi due anni di intensa attività e accesi dibattiti, il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha ufficialmente dato il via libera alle nuove Indicazioni Nazionali destinate all’infanzia, alla primaria e alle scuole medie. Questa decisione segna un momento di svolta significativo per il sistema educativo italiano, prospettando un vero e proprio cambio di rotta da settembre del prossimo anno scolastico. I programmi, gli approcci didattici e le priorità educative saranno profondamente ridefiniti, influenzando il modo in cui i giovani studenti si approcceranno alla storia, alle discipline scientifiche, alle lingue straniere e alle competenze civiche. Il Ministro Giuseppe Valditara ha enfatizzato la centralità della storia occidentale, la valorizzazione dell’identità nazionale e la riscoperta dei classici che hanno plasmato la nostra civiltà. Si assisterà anche a un rafforzamento del valore della regola, a partire da quella grammaticale, e alla reintroduzione del latino, concetti che, secondo il ministro, non rappresentano un passo indietro verso un passato superato, ma un rilancio fondamentale delle radici culturali della nostra nazione.
Un percorso travagliato e le polemiche
Tra difficoltà e polemiche: un percorso lungo e complesso.
Il cammino verso l’approvazione di queste nuove Indicazioni Nazionali è stato lungo e complesso, estendendosi per quasi due anni sotto il coordinamento del comitato tecnico presieduto dalla professoressa Perla. Un momento cruciale è stato il parere del Consiglio di Stato a metà novembre, che ha espresso parere favorevole solo dopo che il Ministero aveva apportato significative correzioni. In precedenza, a settembre, il Consiglio aveva sospeso la sua valutazione a causa di carenze linguistiche e didattiche rilevanti nel testo originale. Tali carenze includevano errori evidenti come ‘realità’ al posto di ‘realtà’, ‘dimostare’ invece di ‘dimostrare’, o refusi come ‘educazion e’, oltre a imprecisioni grammaticali e usi impropri di pronomi e punteggiatura. Non sono mancati anche rilievi di natura didattica che richiedevano una revisione approfondita. Al di là delle questioni di forma, il percorso è stato costellato da mesi di confronti e accese polemiche. I sindacati hanno criticato aspramente le linee guida, definendole un ‘impianto fragile e distante dalla realtà delle scuole’ e un testo ‘improvvisato, linguisticamente fragile e pedagogicamente debole’. Punti specifici del documento hanno acceso il dibattito pubblico, in particolare la menzione della Bibbia tra i testi consigliati, la radicale revisione dell’insegnamento della storia e l’introduzione, seppur opzionale, del latino nelle scuole medie, elementi che hanno profondamente polarizzato l’opinione pubblica e la comunità educativa.
La storia occidentale come fulcro dell’identità
Il fulcro dell’identità: un viaggio attraverso la storia occidentale.
Una delle modifiche più significative introdotte dalle nuove Indicazioni Nazionali riguarda la didattica della storia. L’insegnamento vero e proprio di questa disciplina inizierà dal terzo anno della scuola primaria. I primi due anni saranno dedicati a un’introduzione graduale ai concetti di passato, alla linea del tempo, alla ciclicità degli eventi e alla scoperta dei luoghi storici più vicini all’esperienza quotidiana dei bambini, gettando così le basi per una comprensione più profonda e contestualizzata degli eventi. Un cambiamento radicale concerne l’orientamento culturale. Il documento sottolinea la necessità che l’insegnamento nella scuola primaria ponga al centro le origini della civiltà occidentale. Queste sono considerate le fondamenta della nostra storia nazionale e strumenti essenziali per sviluppare negli alunni la consapevolezza della propria identità come persone e come cittadini. Questa scelta è motivata, come specificato nel testo ministeriale, anche dalla ‘sempre maggiore presenza di giovani provenienti da altre culture’. L’obiettivo primario è ‘favorire l’integrazione di questi ultimi’, poiché essa dipende in modo determinante dalla conoscenza approfondita dell’identità storico-culturale del paese in cui si trovano a vivere, promuovendo così un senso di appartenenza e comprensione reciproca nel contesto della società italiana contemporanea. Si intende, quindi, offrire un quadro culturale robusto e condiviso per tutti.
