ORRORE | Le frasi choc di Samson: Cosa ha rivelato la dashcam?

Nuove prove scuotono il processo per l’omicidio di Ilaria Sula. Le agghiaccianti frasi di Mark Samson, registrate dalla dashcam, rivelano un piano premeditato.

ORRORE | Le frasi choc di Samson: Cosa ha rivelato la dashcam?
Le parole agghiaccianti di Mark SamsonNuove prove scuotono il processo per l’omicidio di Ilaria Sula. Le agghiaccianti frasi di Mark Samson, registrate dalla dashcam, rivelano un piano premeditato.

Il processo per il brutale omicidio di Ilaria Sula, la studentessa ventiduenne uccisa il 26 marzo 2025, ha rivelato dettagli inquietanti durante l’udienza del 19 gennaio 2026. Al centro dell’attenzione, alcune videoregistrazioni estratte dalla dashcam installata nell’auto di Mark Samson, reo confesso. Questi filmati catturano l’imputato mentre pronuncia frasi sconvolgenti a degli amici nei giorni immediatamente precedenti al femminicidio.

«Se inizia a dirmi le c***ate la metto nell’acquario», e ancora, «la affogo». Queste sono solo alcune delle dichiarazioni raccapriccianti attribuite a Samson. Per i pubblici ministeri, tali parole non lasciano spazio a dubbi: sono la palese dimostrazione di una premeditazione lucida e calcolata, un piano per vendetta che si sarebbe poi tragicamente concretizzato.

Le immagini mostrano un quadro di ossessione e risentimento, evidenziando il disturbo che tormentava l’imputato nei confronti dell’ex fidanzata. La trasmissione di queste prove in aula ha gettato una luce sinistra sulle intenzioni di Samson, rafforzando l’impianto accusatorio e delineando i contorni di una tragedia annunciata.

L’ossessione e la minaccia costante

L'ossessione e la minaccia costante

L’ossessione e la minaccia costante: un’ombra che non dà tregua.

 

L’accusa ha dettagliato come Mark Samson avesse sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti di Ilaria Sula, non accettando la fine della loro relazione. Ciò lo portò a violare ripetutamente la privacy della giovane, spiandola attraverso i suoi profili social, in particolare Instagram e Tinder. «Non mi fa neanche male chiamarla pu***na, perché quello è, ho visto con i miei occhi sul computer», avrebbe detto agli amici, rivelando di aver acceduto abusivamente alle sue conversazioni personali, un atto grave che dimostra la profondità del suo controllo e della sua gelosia.

Le intercettazioni e le testimonianze descrivono un crescendo di odio. Samson era convinto che solo Ilaria dovesse soffrire con lui, dicendo: «Non è giusto che soffro solo io, deve soffrire anche lei, non lo vede come soffro». Dichiarazioni come «Stasera la faccio mettere in ginocchio, stasera vede» suonano ora come sinistre premonizioni di quanto sarebbe accaduto. Questo odio covato ha trovato il suo apice il giorno del delitto, quando Samson tentò con la forza di entrare nell’abitazione di Ilaria per sottrarle il computer, presumibilmente per recuperare altre informazioni o prove delle sue nuove frequentazioni.

Le coinquiline di Ilaria riuscirono a farlo desistere e ad allontanarlo. Venuta a conoscenza dell’episodio, Ilaria avrebbe chiesto un incontro chiarificatore con Samson, probabilmente per intimargli di stare lontano da lei. Un appuntamento che si rivelò fatale, trasformando un tentativo di ripristinare i propri spazi in un’occasione per il suo assassino di compiere l’irreparabile.

L’omicidio, l’occultamento e i tentativi di depistaggio

Dopo aver inferto a Ilaria Sula tre coltellate fatali con un coltello da cucina, Mark Samson ha mostrato una freddezza sconvolgente. Con l’aiuto della madre, Nors Manlapaz – anche lei imputata in un procedimento separato con rito abbreviato – ha chiuso il corpo della vittima in una valigia. Il macabro fardello è stato poi trasportato e gettato in un dirupo a Capranica Prenestina, fuori Roma, nel tentativo di cancellare ogni traccia del delitto. Un atto efferato, seguito da un comportamento che rivela una totale assenza di rimorso. Samson, infatti, poco dopo l’occultamento, si sarebbe messo al volante per andare a prendere un’amica, comportandosi come se nulla fosse accaduto.

Nei giorni successivi al femminicidio, Samson ha anche orchestrato una serie di tentativi per depistare le indagini. Ha inviato messaggi WhatsApp a Ilaria, come: «Oi Ila dove sei. Per favore rispondi. Stai facendo preoccupare tutti porca t***a Ilaria rispondi», cercando di simulare preoccupazione. Ha effettuato diverse chiamate, fingendosi afflitto sia con i familiari della studentessa, accorsi da Terni a Roma per cercarla, sia con gli investigatori che già si muovevano sulle sue tracce.

L’inganno si è spinto oltre. Secondo l’accusa, Samson avrebbe utilizzato il telefono di Ilaria per scrivere a un’amica, sostenendo che stesse andando a incontrare un ragazzo conosciuto su Tinder, una palese manovra per sviare i sospetti. Infine, dal profilo Instagram della giovane, avrebbe pubblicato una storia con la scritta: «Sto bene grazie a tutti», un ultimo, crudele tentativo di mascherare la verità e prolungare l’agonia dei familiari e degli amici.