Contratto Fisso? Scattano i bonus 2026: Fino a 8.000 euro
Nuovi bonus assunzioni 2026 facilitano i contratti a tempo indeterminato. Scopri gli sgravi contributivi, fino a 8.000 euro per le madri e vantaggi nel Mezzogiorno.
L’Italia ha da sempre affrontato la sfida di rendere le assunzioni a tempo indeterminato un’opzione meno onerosa per le imprese. Un elevato carico di tasse e contributi ha spesso frenato gli investimenti e la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Tuttavia, con la Legge di Bilancio 2026, il legislatore introduce un intervento concreto, mirando a ridurre significativamente il costo del lavoro per chi sceglie la stabilità, con un’attenzione particolare verso le madri e le realtà operative nel Mezzogiorno.
La nuova disciplina, delineata dal comma 153, prevede che per l’intero 2026 le aziende private che optano per contratti a tempo indeterminato o trasformano rapporti a termine già attivi possano beneficiare di una riduzione dei contributi previdenziali. Non si tratta di un esonero totale, ma di uno sgravio parziale che esclude espressamente i premi INAIL. Questa misura è stata studiata per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e supportare l’occupazione femminile, prevedendo un potenziamento degli incentivi per chi investe nella Zona Economica Speciale (ZES) del Mezzogiorno. È importante notare come i dirigenti siano esclusi da questo beneficio, a conferma della volontà statale di agevolare principalmente la forza lavoro operativa. Per i dettagli definitivi e i limiti di spesa, è attesa la pubblicazione di un apposito Decreto Ministeriale.
Agevolazioni specifiche: madri e conciliazione vita-lavoro

Agevolazioni per le madri: strumenti per la conciliazione vita-lavoro.
Tra le novità più rilevanti della manovra, il comma 210 introduce una protezione rafforzata per le madri che si affacciano al mercato del lavoro a partire dal 1° gennaio 2026. L’intervento è qui particolarmente incisivo, prevedendo un esonero totale dai contributi previdenziali del 100%, con un tetto massimo di 8.000 euro su base annua. Per poter accedere a questo significativo aiuto, la lavoratrice deve soddisfare precisi requisiti: avere almeno tre figli, con il più piccolo che risulti minorenne, e non aver avuto un impiego regolarmente retribuito per almeno sei mesi prima dell’assunzione.
La durata di questo incentivo varia in base alla stabilità del contratto proposto dall’azienda. Se l’assunzione è a tempo determinato, il beneficio ha una durata di 12 mesi. Nel caso in cui un contratto a termine venga trasformato in indeterminato, l’esonero si estende fino a 18 mesi dalla data iniziale del rapporto. Infine, per le madri assunte direttamente con un contratto a tempo indeterminato, lo Stato garantisce l’esonero totale per ben 24 mesi, offrendo un sostegno prolungato e concreto all’occupazione femminile stabile.
Un’ulteriore novità interessante, disciplinata dal comma 214, riguarda la flessibilità per la conciliazione vita-lavoro. Questa misura è dedicata a chi desidera ridurre l’orario di lavoro senza compromettere la propria posizione professionale. Lo Stato incentiva le aziende che accettano di trasformare un contratto da tempo pieno a tempo parziale, su richiesta di un lavoratore o di una lavoratrice con almeno tre figli conviventi. Se la riduzione dell’orario di lavoro è pari o superiore al 40%, l’impresa può ottenere un esonero contributivo totale fino a un massimo di 3.000 euro annui, un vantaggio notevole per supportare le famiglie.
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Nonostante le significative aperture e gli incentivi mirati, la Legge di Bilancio 2026 stabilisce anche confini chiari per garantire un utilizzo corretto delle agevolazioni ed evitare sovrapposizioni. È fondamentale sapere che gli incentivi descritti, sia quello dedicato alle madri lavoratrici sia quello per la trasformazione in part-time, non sono applicabili ai rapporti di lavoro domestico e ai contratti di apprendistato. Questa precisazione indirizza le risorse verso settori specifici dell’economia e tipologie contrattuali che il legislatore intende maggiormente sostenere.
Un altro aspetto cruciale riguarda la non cumulabilità: queste agevolazioni non possono essere sommate ad altre riduzioni contributive previste da diverse normative. La ratio è quella di evitare un eccessivo vantaggio per le imprese, mantenendo un equilibrio nel sistema degli incentivi. Tuttavia, esiste un’eccezione importante che le imprese dovrebbero attentamente considerare nella loro pianificazione fiscale e strategica: gli esoneri contributivi introdotti per il 2026 sono cumulabili con la cosiddetta Maxi-deduzione del costo del lavoro per le nuove assunzioni stabili, come previsto dal d.lgs. 216/2023.
Questa possibilità di cumulo rappresenta un’opportunità strategica di grande valore per le aziende. Significa che un’impresa può ottenere un duplice beneficio: da un lato, una riduzione diretta dei contributi previdenziali mensili, alleggerendo il carico immediato sui costi del personale; dall’altro, può incrementare la deduzione fiscale sulle imposte di fine anno. Una combinazione che rende l’assunzione a tempo indeterminato non solo un investimento nella stabilità del proprio team, ma anche una scelta finanziariamente vantaggiosa, stimolando la crescita occupazionale e la produttività in Italia.
