Stretta UE | Affitti brevi: Cosa cambia per proprietari e città

L’UE introduce un tetto alle notti vendibili e nuovi limiti per gli affitti brevi nelle città, per bilanciare turismo e diritto alla casa. Scopri le novità che impattano host e proprietari.

Stretta UE | Affitti brevi: Cosa cambia per proprietari e città
L’UE introduce un tetto alle notti vendibili e nuovi limiti per gli affitti brevi nelle città, per bilanciare turismo e diritto alla casa. Scopri le novità che impattano host e proprietari.

L’Unione europea si appresta a varare una serie di norme innovative sugli affitti brevi, destinate a rimodellare il panorama del settore turistico immobiliare. L’obiettivo primario di Bruxelles non è cancellare gli affitti a breve termine, ma piuttosto mitigarne gli effetti più critici, in particolare nelle aree urbane ad alta densità turistica, come i centri storici delle metropoli europee e italiane. Questa mossa legislativa risponde a una crescente preoccupazione per l’impatto di tali locazioni sul mercato abitativo tradizionale, che vede un’impennata dei prezzi degli affitti a lungo termine e una difficoltà sempre maggiore per residenti, studenti e lavoratori locali nel reperire alloggi a prezzi accessibili.

La proposta, parte del più ampio “Piano casa” europeo, intende introdurre strumenti di regolamentazione differenziata, permettendo agli Stati membri e alle amministrazioni locali di intervenire con misure mirate. L’attenzione si concentra sulla creazione di un equilibrio tra le esigenze del turismo e il diritto alla casa, garantendo che le città rimangano vivibili per i loro residenti.

Il tetto massimo di notti e le aree sotto pressione

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Una delle misure centrali della nuova cornice normativa è l’introduzione di un tetto massimo annuale al numero di notti vendibili per ogni immobile destinato agli affitti brevi. Questa soglia non mira a un divieto generalizzato, ma a impedire che l’uso prevalente di un immobile per scopi turistici possa soffocare il mercato abitativo tradizionale. L’Esecutivo comunitario ha chiaramente espresso la volontà di arginare l’aumento dei prezzi e la penuria di case per i residenti, fenomeni spesso legati alla proliferazione incontrollata di locazioni a breve termine.

La proposta conferisce agli Stati membri e alle autorità locali la facoltà di identificare le aree sotto stress abitativo, ovvero zone in cui l’incidenza degli affitti brevi supera una soglia critica, generalmente stimata intorno al 20% dell’offerta di alloggi. In queste aree specifiche, potranno essere adottate misure stringenti, come il suddetto tetto annuale di notti o altri vincoli. Un’ulteriore opzione prevede la possibilità di combinare i periodi di affitto breve con altri usi dell’immobile, incentivando, ad esempio, l’affitto a studenti o residenti per una parte dell’anno. Questa flessibilità mira a garantire una maggiore disponibilità di case per usi non turistici, specialmente durante i periodi di bassa stagione.

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La regolamentazione europea introduce anche una distinzione più netta tra host professionali e affittuari occasionali. Questa differenziazione è cruciale per tutelare la concorrenza leale con le strutture ricettive tradizionali, come alberghi e B&B, che già operano sotto un rigoroso regime di norme riguardanti sicurezza, qualità dei servizi e responsabilità. L’obiettivo è creare un campo da gioco più equo, garantendo che tutti gli operatori rispettino standard simili.

A livello italiano, il tema degli affitti brevi è già al centro del dibattito, con diverse città tra cui Firenze, Venezia, Roma, Milano e Napoli, considerate tra le più vulnerabili agli effetti di questo fenomeno sul mercato residenziale. Molte amministrazioni locali in Italia hanno già iniziato a implementare proprie misure restrittive o a richiedere obblighi aggiuntivi agli host, anticipando di fatto le direttive europee. Questa tendenza locale evidenzia una crescente consapevolezza della necessità di intervento per preservare il tessuto sociale e abitativo delle città.

In sintesi, la nuova normativa UE non intende eliminare gli affitti brevi, ma piuttosto stabilire un equilibrio sostenibile tra le opportunità offerte dal turismo e la necessità di preservare la vivibilità urbana. Attraverso una maggiore trasparenza e un controllo più efficace, l’Unione europea mira a gestire un fenomeno che, se non regolato, può avere profonde ripercussioni sul diritto alla casa e sulla qualità della vita nei centri storici delle nostre città più apprezzate.