Condono Edilizio 2026 | Ecco cosa ha deciso il governo: Cosa puoi sanare

Il condono edilizio 2026 non è nella Legge di Bilancio. Scopri gli impegni del Governo sull’edilizia e le speranze per un futuro Testo Unico.

Condono Edilizio 2026 | Ecco cosa ha deciso il governo: Cosa puoi sanare
Condono edilizio 2026: speranze e realtà dalla Legge di BilancioLa speranza di un nuovo condono edilizio ha animato il dibattito pubblico e politico per mesi, culminando con la presentazione di specifici emendamenti alla Legge di Bilancio 2026. Tuttavia, il testo definitivo della manovra di fine anno ha spento, almeno inizialmente, queste aspettative, non includendo alcuna riapertura o nuova forma di sanatoria. Questa assenza ha generato non poca delusione tra chi attendeva da tempo un’opportunità per regolarizzare situazioni edilizie pendenti.Nonostante la mancata inclusione diretta nella Legge di Bilancio, la questione non è stata completamente accantonata. Durante l’approvazione alla Camera dei Deputati, gli emendamenti relativi al condono edilizio sono confluiti in un ordine del giorno, successivamente approvato dal Parlamento. Questo passaggio, pur non essendo una legge vera e propria, ha una sua importanza politica, in quanto impegna il Governo a valutare e agire su determinate tematiche. Ma cosa significa esattamente per il destino del condono edilizio tanto atteso? E quali impegni concreti ha assunto l’esecutivo?

Il percorso di un possibile condono sembra ora intrecciarsi con la più ampia riforma del Testo Unico dell’Edilizia, un’iniziativa che rientra in una legge delega e che, per la sua attuazione, prevede tempistiche non immediate. Si profila quindi uno scenario complesso, dove le aspirazioni a una sanatoria si confrontano con i meccanismi legislativi e le priorità di governo, lasciando aperte diverse interpretative sul futuro prossimo delle norme edilizie.

Le proposte di emendamento al condono edilizio

Le proposte di emendamento al condono edilizio

Condono edilizio: le proposte di emendamento sul tavolo.

 

Anche se il dibattito pubblico si è spesso concentrato sulla riapertura dei termini del condono del 2003, in realtà gli emendamenti presentati alla Legge di Bilancio 2026 erano ben tre, e nessuno di essi è riuscito a entrare nel testo definitivo della manovra. Ogni proposta mirava a sanare diverse tipologie di abusi edilizi, offrendo soluzioni per casistiche specifiche che affliggono il patrimonio immobiliare italiano.

Il primo emendamento intendeva riaprire il celebre condono edilizio del 2003, consentendo di sanare gli abusi realizzati fino a quell’anno. Un aspetto significativo di questa proposta era la possibilità di regolarizzare abusi anche in aree soggette a vincoli, ampliando notevolmente il raggio d’azione rispetto alle normative precedenti. Questa apertura avrebbe offerto un’opportunità di sanatoria per molte situazioni complesse.

Un secondo emendamento si spingeva oltre, proponendo una sanatoria per gli abusi portati a termine entro il 30 settembre 2025, applicando le regole del primo storico condono edilizio, quello del 1985. Questa soluzione avrebbe permesso di regolarizzare lievi difformità interne, come tettoie, portici, balconi, logge e ristrutturazioni eseguite senza titolo edilizio o in difformità, a patto che non avessero comportato un aumento del volume dell’edificio oltre i limiti consentiti. Un’iniziativa volta a snellire la burocrazia per piccole irregolarità.

Il terzo emendamento, infine, mirava a superare il principio della cosiddetta doppia conformità asincrona. Questa proposta avrebbe eliminato l’obbligo di dimostrare che l’intervento edilizio fosse conforme sia alle norme in vigore al momento della realizzazione sia a quelle attuali, semplificando notevolmente le procedure per la regolarizzazione di abusi datati. La sua approvazione avrebbe rappresentato una svolta importante per molte pratiche pendenti.

Gli impegni del Governo e il futuro del Testo Unico

Gli impegni del Governo e il futuro del Testo Unico

Governo e Testo Unico: impegni decisivi per il futuro normativo.

 

L’approvazione dell’ordine del giorno in Parlamento, che ha inglobato i tre emendamenti sul condono edilizio, ha formalmente impegnato il Governo a valutare, nel più breve tempo possibile, l’adozione delle misure in essi contenute. Questo non si traduce in un’immediata approvazione, ma in un mandato politico a esaminare attentamente le proposte e a intraprendere azioni concrete. La decisione di accogliere l’ordine del giorno rappresenta un segnale di attenzione da parte dell’esecutivo verso le problematiche legate all’edilizia e agli abusi.

Nello specifico, il Governo si è impegnato a definire le istanze di condono ancora pendenti, con l’obiettivo di superare le normative regionali che, in passato, hanno generato disparità significative riguardo al condono del 2003. Questa armonizzazione è cruciale per garantire equità e coerenza a livello nazionale. Inoltre, l’esecutivo dovrà lavorare per superare il vincolo della doppia conformità, un aspetto che ha spesso rallentato e complicato le procedure di regolarizzazione, e a favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio attraverso la regolarizzazione delle difformità lievi.

Questi impegni si inseriscono in un contesto legislativo più ampio. Attualmente, alla Camera dei Deputati, sta proseguendo l’esame del Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/2001), abbinato al nuovo Codice delle Costruzioni. È proprio all’interno di questo nuovo Testo Unico che dovrebbero essere definiti i margini di intervento a livello regionale rispetto alla normativa statale. La speranza è che tale riforma possa introdurre misure chiare e operative, capaci di agire in modo efficace per regolarizzare il patrimonio edilizio e semplificare le procedure burocratiche. Il futuro del condono edilizio sembra quindi legato a doppio filo all’evoluzione di queste riforme strutturali.