La Chiesetta rupestre di Marco Simone Vecchio, un tesoro nascosto5 min di lettura

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Il Comune di Guidonia Montecelio,conserva, contrariamente a quanto si crede e nonostante la diffusa urbanizzazione, uno straordinario patrimonio archeologico e ampie zone con paesaggio “storico”, che attendono ancora di essere recupereate e valorizzate in vista della fruizione collettiva. Uno dei tesori nascosti è la Chiesetta rupestre di Marco Simone Vecchio, che è stata oggetto, nell’anno appena trascorso, di un intervento di somma urgenza da parte della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. I limitati lavori eseguiti nella proprietà del Gruppo Bonifaci, oggi in procedura fallimentare, sono tuttavia solo il primo gradino di un ambizioso progetto concertato dalla Soprintendenza e dalla Regione Lazio con l’obiettivo finale di acquisire al pubblico demanio l’intera collina di Marco Simone, che potrebbe così diventare, con i suoi pittoreschi casali opportunamente ristrutturati, uno degli ingressi al Parco dell’Inviolata

Nel 2020 la Soprintendenza è intervenuta per mettere in sicurezza la Chiesetta o Oratorio rupestre in località Marco Simone Vecchio, all’interno del “Parco naturale-archeologico dell’Inviolata”, la cui gestione è stata affidata dalla Regione Lazio al Parco Naturale Regionale Monti Lucretili. Il sito è vincolato dal punto di vista monumentale sin dal 1978 e archeologico dal 1995 ed è stato inserito nel 2016 nell’“Area delle Tenute storiche di Tor Mastorta, di Pilo Rotto, dell’Inviolata, di Tor dei Sordi, di Castell’Arcione e di alcune località limitrofe”, dichiarata di notevole interesse pubblico.

La collina di Marco Simone

La collina di Marco Simone si presenta come un’isola rimasta miracolosamente inedificata fra i quartieri di Marco Simone e S. Lucia, ormai quasi saldati alla dilagante periferia di Roma. La si vede, a margine della trafficata via Palombarese, coronata da casali agricoli e da un boschetto sorto sui ruderi del castello medioevale di S. Onesto (Castrum S. Honesti), a sua volta sovrappostosi a un insediamento arcaico, identificabile secondo alcuni con il centro latino di Ficulea, e a costruzioni di età romana non meglio definibili per mancanza di uno scavo. La Chiesetta è accessibile da una porta ricavata in un vestibolo a pianta rettangolare, affiancata da due colonne in marmo che dovevano sorreggere un architrave. Con sorpresa si scorge un vasto ambiente di m 10 x 6, alto 2,50, incavato nel banco di tufo, con la volta quasi piana sorretta da due pilastri, che lo suddividono in tre navate. Abituandosi alla penombra, appare sull’intonaco bianco che ricopre il soffitto una decorazione a stelle di colore rosso con otto punte che lo fanno assomigliare a una “volta celeste”. Sulle pareti laterali si susseguono nicchie curvilinee che contenevano figure isolate e scene di cui restano teste con l’aureola, appartenenti a Santi, a un angelo, a una crocifissione e forse a una flagellazione. Infine sulla parete d’ingresso, entro un’elaborata cornice, si stagliano tre immagini di Santi, uno dei quali, con mitra e pastorale, è accompagnato dalla scritta “S. Nicolaus”, che consente di identificare la Chiesetta con l’ecclesia Sancti Nicolai citata in una bolla papale del 1124, quando la zona apparteneva al monastero romano dei SS. Ciriaco e Nicola in Via Lata. Purtroppo gran parte delle nicchie è stata cancellata dalla riutilizzazione dell’ipogeo come cantina avvenuta verso il 1930, quando fu abbattuto completamente anche il lato di fondo. Qui si trovava una piccola abside con l’altare, della quale sopravvive il dipinto sul soffitto raffigurante una croce gemmata. Le pitture più interessanti e di maggior pregio giunte fino a noi, anche se passate attraverso drammatiche vicende, sono i due clipei bordati di fasce multicolori che, insieme a un terzo solo in parte conservato, ornavano la volta della navata centrale.

lI busto di Cristo pantocratore

Strappati vandalicamente nel 1978, ma recuperati anni or sono dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri ed esposti alla mostra “L’Arma per l’Arte e la Legalità” (Roma, Palazzo Barberini, 2016), raffigurano uno il busto di Cristo pantocratore benedicente, con nimbo crociato e libro nella mano sinistra, e l’altro l’Agnus Dei. Attualmente sono a Roma presso l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro che li ha inseriti nella programmazione della Scuola di Alta Formazione e Studi (SAF) di Matera.

Riconoscimento delle pitture nel 1972

Il ciclo pittorico è databile al XIII secolo, tranne la croce greca, attribuita all’XI, sotto la quale affiorano tracce di una decorazione più antica risalente all’Alto Medioevo. La Chiesetta era già nota negli anni Trenta, quando venne intercettata da una cava di tufo e trasformata in cantina. La riscoperta, con il riconoscimento dell’importanza delle pitture, è avvenuta nel 1972, cui sono seguiti però i furti e un totale abbandono che ha determinato un serio pericolo di crollo. Con il “pronto intervento” si è voluto rimediare proprio a tale stato di degrado, per cui l’interno è stato puntellato e il sito archeologico recintato. Il Parco dell’Inviolata ha provveduto a ripulire dalla vegetazione e dall’immondizia l’area intorno ai casali, in vista di visite guidate che si svolgeranno non appena l’emergenza Covid lo consentirà.

L’’Oratorio e il Mitreo

Dal punto di vista scientifico i lavori effettuati hanno definitivamente fugato l’errata ipotesi, riproposta anche di recente e divulgata sui social, che l’Oratorio sia nato come Mitreo. Alcuni aspetti reali (il carattere sotterraneo, il culto cristiano, il soffitto ornato con le stelle) erano stati, infatti, uniti ad altri frutto di macroscopici fraintendimenti; ad es. i moderni bancali per poggiare le botti interpretai come letti conviviali per i banchetti in onore di Mitra e il pozzo per rischiarare la cantina interpretato come lucernario per illuminare la statua del dio. (Zaccaria Mari)