L’orco di Guidonia, appello della Procura alle vittime “Fatevi avanti”

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#NLCronaca #GuidoniaMontecelio – Un appello dalla procura di Tivoli: “il pedofilo di Guidonia erano anni che abusava di ragazzi, chi è stato vittima o chi sa qualcosa parli. Noi siamo pronti ad intervenire”. Intanto dalla cella l’orco 48enne si difende, “Sono malato, aiutatemi a curarmi”. Al momento deve rispondere di violenza sessuale e abusi sessuali nei confronti di due minori. Il primo, di 16 anni, ha subito i primi abusi quando ne aveva 6 e poi si sono protratti per anni. Il secondo, invece, ha subito gli abusi quando aveva 15 anni. Ora proseguono le indagini perché, come spiegano dalla procura, “Ci sono rilevanti elementi per ritenere che più minori siano stati soggetti ad abusi”.

L’APPELLO

I vertici della procura e della polizia tiburtina, insieme ai Pm ed ai poliziotti che si sono occupati delle indagini sull’orco di Guidonia, hanno convocato la stampa per lanciare un messaggio rivolto alle vittime dell’uomo arrestato qualche giorno fa. Al momento l’orco deve rispondere solo delle violenze e degli abusi perpetrati su due ragazzi. Dai 5 mila filmati che gli agenti della squadra investigativa e del pool antiviolenza, guidato dall’ispettore superiore Davide Sinibaldi, del commissariato di Tivoli che hanno sequestrato nell’appartamento del pedofilo, però, si evince che il numero delle vittime è superiore. Anche se al momento non è possibile stabilire quante siano, è lo stesso procuratore capo di Tivoli, Francesco Menditto, che lancia un appello. “Chi ritiene che il proprio figlio possa aver subito violenze può rivolgersi alla polizia del commissariato di Tivoli. Se un genitore ha dei dubbi, lo segnali. Noi siamo pronti ad intervenire”.

LE INDAGINI

In pochi giorni dal momento della denuncia di una delle vittime la polizia ha chiuso le indagini e la procura ha ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Verso il 10 di giugno “un ragazzo coraggioso – ha raccontato il procuratore Mendittto -, accompagnato da un familiare, si è recato ad un centro dell’Asl per raccontare il suo disagio. La psicologa, accorta, ha redatto una relazione e dopo pochi giorni è stato informato il commissariato di Tivoli, attrezzato per intervenire in questi casi. A distanza di otto giorno in commissariato sono state messe a verbale i racconti del ragazzo e subito è informata la procura della repubblica”. Subito sono partite, quindi, le indagini che hanno visto anche gli agenti tiburtini pedinare e controllare l’orco durante alcune chiacchierate con dei ragazzi in un parco pubblico di Guidonia Montecelio. “I controlli sull’uomo hanno dato dei riscontri ed il 25 giungo, in tempi serrati, è stato ascoltato sia il minore che un altro ragazzo identificato dalla procura, abusato da minore e che nel frattempo era diventato maggiorenne. Il 28 giugno la procura della repubblica ha chiesto la misura cautelare ed il 30 giugno il Gip l’ha emessa ed è stata eseguita il giorno dopo. In 15 giorni l’uomo era in carcere”.

Soprattutto nei dieci giorni di indagini sono accertati altri episodi, “a breve potremo fare altre contestazioni  – ha aggiunto Menditto -. Siamo riusciti ad interrompere un’attività criminosa che era ancora in corso, e che si protraeva da anni”.

LA LINEA DIFENSIVA

Già durante l’interrogatorio di garanzia l’orco ha chiesto di poter essere curato. “Ho chiesto se in carcere posso fare terapia, so di avere questo problema” avrebbe domandato.

LE TELECAMERE

L’orco, comunque, non si “accontentava” di abusare delle sue vittime. Nella sua abitazione, dove si sono consumate la maggior parte delle violenze (altre sarebbero avvenute in macchina ed all’aperto in campagna), aveva installato un sofisticato sistema di registrazione con delle telecamere senza fili nascoste in vari punti della casa e collegate ad un computer che registrava tutto.

COME ADESCAVA I GIOVANI

L’uomo, lavorando nel mondo dello spettacolo, si occupava di eventi per minori, anche comunioni, battesimi. Veniva chiamato da famiglie ma anche da enti pubblici. Era molto inserito e così riusciva ad acquisire la fiducia dei ragazzi e delle famiglie. Creava un rapporto con i minori da cui poi loro avevano difficoltà a staccarsi.

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