È un borgo sospeso nel tempo ed è abitato solo da 2155: si trova nel Lazio ed è tra i più belli d’Italia

È un borgo sospeso nel tempo ed è abitato solo da 2155: si trova nel Lazio ed è tra i più belli d’Italia

Borgo-Notizialocale.it (Fonte:Pexels)

Incastonato tra i Monti della Laga e il Gran Sasso, con appena poco più di duemila abitanti, Amatrice è il borgo laziale che resiste e rinasce: dal 2015 è inserito tra i Borghi più belli d’Italia e continua a essere un simbolo di bellezza e tenacia.

Chi arriva qui ha la sensazione di entrare in un luogo sospeso nel tempo, circondato da una conca verde che in ogni stagione cambia volto: neve d’inverno, fioriture primaverili, prati intensamente verdi in estate e colori dorati in autunno. È la cosiddetta conca amatriciana, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un paesaggio fatto di boschi secolari, ruscelli, cascate e pascoli liberi che fa da cornice a uno dei borghi più caratteristici dell’Appennino laziale.

Amatrice non è solo un nome legato a un piatto celebre in tutto il mondo, ma un piccolo comune della provincia di Rieti, oggi abitato da circa 2.100 persone, che ha alle spalle una storia antichissima e complessa. Un tempo appartenuta alla Sabina, poi al Ducato di Spoleto e per secoli all’Abruzzo, è passata attraverso regni, giustizierati e province prima di entrare stabilmente nel Lazio. Oggi è sede del polo agroalimentare del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e fa parte della comunità montana del Velino, confermando la sua vocazione rurale e montana.

Amatrice, tra natura, storia e una rinascita che passa dal borgo e dal paesaggio

Il legame tra Amatrice e la natura è strettissimo: il borgo è adagiato in una conca incastonata al confine di quattro regioni – Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo – in una zona di passaggio strategica tra versante tirrenico e adriatico. Da qui partono sentieri per escursioni a piedi, in mountain bike o e-bike, passeggiate a cavallo, itinerari verso cascate e radure, fino alle quote più alte dei Monti della Laga. Non mancano opportunità per la pesca sportiva e per vivere il paesaggio in modo lento, seguendo il ritmo delle stagioni e della montagna.

La storia di Amatrice è segnata anche dai terremoti: situata in un’area altamente sismica, è stata più volte colpita da eventi distruttivi. L’ultimo, nel 2016, ha cancellato gran parte del centro storico così come lo si conosceva, lasciando ferite ancora visibili. Eppure il borgo ha scelto di non fermarsi: accanto alle macerie sono nati cantieri, nuove strutture e spazi di socialità provvisori, mentre si lavora alla ricostruzione delle vie e degli edifici più simbolici. Camminare oggi ad Amatrice significa vedere da vicino la delicatezza di un territorio che sta provando a tenere insieme memoria e futuro, conservando il suo ruolo di uno dei borghi più belli d’Italia, riconoscimento che mantiene dal 2015.

 

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Cosa vedere: dal santuario in campagna alle vie del gusto tra amatriciana e prodotti tipici

Chi visita Amatrice può partire dal suo territorio più sacro: nei dintorni del borgo, nei pressi di Villa San Lorenzo a Flaviano, si trova il Santuario della Madonna di Filetta, patrona della città. La chiesa, costruita nel Quattrocento sul luogo in cui una pastorella avrebbe trovato un cammeo con l’immagine della Madonna, è celebre per gli affreschi dell’abside e per la grande processione che, ogni anno, nella domenica dell’Ascensione, richiama tutta la popolazione amatriciana.

Il borgo, pur profondamente trasformato dal sisma, conserva ancora punti da cui ammirare la conca amatriciana, le cime della Laga e i profili dei monti che lo circondano. Da Amatrice si raggiungono facilmente paesaggi iconici come le frazioni montane, i boschi e le aree naturalistiche, tra cui l’Oasi di Orie Terme, ideale per passeggiate e soste in mezzo al verde. Strade e sentieri raccontano la storia di un paese che da sempre vive di agricoltura, allevamento e produzioni tipiche, oggi coordinate nel polo agroalimentare del Parco nazionale.

Impossibile parlare di Amatrice senza citare la sua tavola. Qui nascono la celebre pasta all’amatriciana, gli gnocchi ricci, le minestre di farro, i formaggi di pecora e i salumi di montagna, a partire dal guanciale, ingrediente chiave del piatto simbolo. Nei ristoranti e agriturismi della zona la cucina punta su prodotti a chilometro zero e su ricette che uniscono semplicità e intensità di sapori, in un equilibrio che è diventato identità gastronomica. Una visita al borgo finisce spesso in trattoria, davanti a un piatto fumante di amatriciana e a un tagliere di prodotti locali che raccontano la tradizione meglio di qualunque guida.

Il riconoscimento come uno dei borghi più belli d’Italia non deriva solo dalla sua posizione panoramica, ma anche dalla capacità di tenere insieme storia, natura e gusto. Amatrice è, di fatto, una porta d’accesso privilegiata al Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un punto di partenza per scoprire boschi, crinali e vallate e, allo stesso tempo, un luogo dove ritrovare l’atmosfera di un paese di montagna autentico, con dimensioni ancora umane e una comunità che, nonostante tutto, continua a presidiare questo angolo di Appennino.