Sabaudia, chioschi sotto inchiesta: sindaco e vice nei guai?

Sabaudia trema: il sindaco Alberto Mosca è indagato per l’assegnazione dei chioschi sul lungomare. Il suo vice rischia l’arresto in una complessa inchiesta giudiziaria.

Sabaudia, chioschi sotto inchiesta: sindaco e vice nei guai?
Sabaudia trema: il sindaco Alberto Mosca è indagato per l’assegnazione dei chioschi sul lungomare. Il suo vice rischia l’arresto in una complessa inchiesta giudiziaria.

Una bomba giudiziaria è esplosa sul Comune di Sabaudia, in provincia di Latina, mettendo in discussione l’operato dell’amministrazione locale. Al centro dell’indagine, condotta dalla Procura di Latina sotto la guida del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, vi è la controversa gara d’appalto per l’assegnazione di otto chioschi lungo il suggestivo lungomare pontino. Tra i principali indagati figura il sindaco in carica, Alberto Mosca, la cui posizione è attualmente al vaglio degli inquirenti per presunte irregolarità. L’accusa principale, che getta un’ombra pesante sull’intero procedimento, è quella di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”.

La situazione si aggrava per altri membri dell’amministrazione: per il vicesindaco Giovanni Secci, assessore al Personale, Cultura, Turismo e Spettacolo, e per due dirigenti comunali è stata addirittura avanzata una richiesta di misura cautelare con conseguente arresto. Nessuna richiesta di questo tipo è stata formulata per il sindaco Mosca, che, al pari degli altri indagati, si presenterà davanti al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del tribunale di Latina, Giuseppe Cario, per essere interrogato. L’appuntamento è fissato per il prossimo martedì 20 gennaio, una data che potrebbe segnare una svolta decisiva nell’inchiesta.

Il meccanismo delle concessioni e i primi sospetti

L’indagine ha preso avvio dopo l’esito di una gara d’appalto indetta nella primavera del 2025, volta a riassegnare le concessioni demaniali per otto chioschi sul tratto più meridionale del litorale di Sabaudia. Le precedenti concessioni erano state revocate a causa di irregolarità, spingendo il Comune a cercare nuovi operatori privati capaci di garantire i servizi essenziali per l’estate successiva e per gli anni a venire. La procedura avrebbe dovuto essere un esempio di trasparenza e legalità, ma è proprio qui che emergono i primi nodi problematici.

Fin da subito, un aspetto ha destato attenzione: ben cinque degli otto chioschi disponibili sono stati assegnati a un’unica figura, un imprenditore affermato nel settore della ristorazione e proveniente da Latina. Questa concentrazione di concessioni in capo a un solo soggetto ha già sollevato interrogativi sulla reale competitività della gara. Ma il vero punto di svolta, che ha attirato l’attenzione della Procura, si è manifestato con l’introduzione di criteri di pagamento dei canoni di concessione particolarmente stringenti da parte dell’amministrazione comunale. Questi vincoli, così rigorosi, hanno portato l’assegnatario a non riuscire a saldare in tempo quanto dovuto, culminando nella revoca delle concessioni, sebbene non fossero ancora state formalmente stipulate.

Il colpo di scena e le nuove ipotesi della Procura

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Colpo di scena della Procura: nuove ipotesi ridisegnano le indagini.

 

Quello che è accaduto successivamente ha alimentato i sospetti e dato corpo all’ipotesi accusatoria. Al posto dell’imprenditore di Latina, a cui erano state revocate le concessioni per inadempienza, sono subentrati i concorrenti che in precedenza non avevano vinto la gara d’appalto. Fin qui, una dinamica che potrebbe sembrare legittima. Tuttavia, le indagini condotte dai carabinieri forestali e dalla guardia di finanza hanno rivelato una connessione sorprendente: i nuovi assegnatari sarebbero risultati essere parenti stretti dei precedenti gestori, ovvero coloro a cui le concessioni erano state inizialmente revocate proprio per varie irregolarità.

Questa concatenazione di eventi ha portato la Procura a ipotizzare un vero e proprio “escamotage”. L’accusa è che i vertici della Giunta, inclusi il sindaco e il vicesindaco, insieme ai tecnici comunali, possano essere intervenuti attivamente per favorire il ritorno dei vecchi gestori. Il meccanismo sarebbe consistito nell’introduzione deliberata di vincoli di pagamento così stringenti da precludere all’assegnatario iniziale la possibilità di onorare gli impegni, spianando così la strada al subentro di figure legate ai gestori originari. L’interrogatorio di martedì 20 gennaio sarà cruciale per chiarire queste dinamiche e per determinare le responsabilità all’interno di un caso che sta già generando notevoli ripercussioni politiche e giudiziarie per il Comune di Sabaudia.