Marito violento | Condannato a 7 anni: Cosa ha fatto davanti ai figli?
Un uomo è stato condannato a 7 anni e 4 mesi a Viterbo per maltrattamenti e violenza sessuale sulla moglie, con abusi avvenuti anche davanti ai figli minori. La sentenza severa rivela anni di terrore.
Il collegio del tribunale di Viterbo, presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, ha emesso una condanna esemplare nei confronti di un uomo accusato di gravi reati contro la propria consorte. La pena di sette anni e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale è giunta al termine di un processo con rito abbreviato, andando persino oltre la richiesta della procura, che aveva proposto sei anni. Questo verdetto segna un punto fermo in una vicenda di terrore domestico che ha scosso la comunità. Il caso è venuto alla luce dopo anni di silenzio, culminando in una denuncia coraggiosa.
Tra gli episodi più scioccanti emersi durante il dibattimento, l’uomo avrebbe pronunciato frasi agghiaccianti come: “Non servi manco a fare la pasta. Fa tutto schifo e ti meriti di essere malata”, dopo aver lanciato alla moglie una pentola piena di acqua bollente. Un atto di violenza inaudita, simbolo di un’escalation di abusi fisici e psicologici che hanno caratterizzato la vita della donna e dei suoi figli.
Anni di umiliazioni e abusi davanti ai figli
La vita della vittima era costellata da anni di minacce e continue umiliazioni. “Non servi a un c***o, sei solo una stupida pu***na. Devi fare quello che dico io”, queste sono solo alcune delle frasi denigratorie che l’uomo avrebbe rivolto alla moglie, perpetrando una violenza psicologica costante. Ma la brutalità non si limitava alle parole. Durante il processo, è emerso che la donna era stata ripetutamente picchiata, minacciata e persino violentata, spesso in presenza dei loro due figli minori, che oggi hanno 3 e 11 anni. La loro innocenza è stata irrimediabilmente macchiata da scene di inaudita violenza.
L’aggressore, un uomo di 33 anni, frequentemente ubriaco, era solito sfogare la sua rabbia distruggendo mobili e porte, accusando la moglie di tradimento e aggredendola con forza bruta. In più occasioni l’ha stretta al collo, arrivando quasi a soffocarla. L’ultimo di questi episodi, avvenuto nel 2023, ha visto la donna spinta contro un muro, sotto gli occhi terrorizzati del figlio maggiore. Un dettaglio particolarmente crudele riguarda le percosse subite dalla donna anche quando era incinta del loro secondo figlio. “Non voglio questo bambino. Non so neanche se è mio, chissà con chi sei andata”, le avrebbe detto, tirandole i capelli, mostrando un’assoluta mancanza di umanità.
La denuncia, le minacce e la rete di protezione

La denuncia: tra minacce e la fondamentale rete di protezione.
La situazione ha raggiunto un punto di non ritorno quando, tra il 2023 e il 2024, la donna ha espresso la volontà di separarsi. Le continue violenze, sia fisiche che sessuali, si sono trasformate in minacce di morte agghiaccianti. “Se mi lasci ti ammazzo, vuol dire che sc**i con un altro. Non farò il cornuto, ti troverò perché non ho niente da perdere e ti darò tante botte che morirai. Non avrò bisogno che delle mie mani”, le avrebbe detto, minacciandola anche di impedirle di vedere i figli. Queste parole hanno solo rafforzato la decisione della donna di chiedere aiuto e porre fine al suo calvario.
Entrambi, marito e moglie, sono originari dell’America centrale. Dopo la denuncia, presentata a settembre, per il 33enne è scattato immediatamente l’allontanamento dall’abitazione familiare. Sono state disposte le misure cautelari del divieto di avvicinamento alla donna e l’obbligo di presenza alla polizia giudiziaria. Il processo, avviato a dicembre, si è concluso lunedì 19 gennaio con la sentenza. Il giudizio immediato è stato stabilito su richiesta del pubblico ministero Flavio Serracchiani, a testimonianza della gravità e dell’urgenza del caso.
Grande è stata la soddisfazione espressa dall’avvocata Dominga Martines, che ha rappresentato la donna come parte civile. L’avvocata ha tenuto a ringraziare pubblicamente il centro antiviolenza Demetra di Vetralla, che ha svolto un ruolo cruciale. “Ha operato tempestivamente sulla signora collaborando in stretta sinergia con servizi sociali e squadra mobile mettendo la signora in protezione congiuntamente ai bambini”, ha dichiarato Martines, sottolineando l’importanza della rete di supporto per le vittime di violenza domestica.
